Gli immaduri
La settimana dell’arroganza si sta chiudendo nel peggiore dei modi. In un gioco al rialzo che è tipico di chi ha la forza ma non la ragione, per citare Salvador Allende, oppure di chi è disperato. Nel primo caso, il rimando al presidente del Cile assassinato durante il golpe del generale Augusto Pinochet, appoggiato dai servizi segreti statunitensi nel 1973 è obbligatorio. Quanto meno stando alla collocazione geografica parimenti sudamericana del Venezuela, dove invece le Forze Speciali degli Stati Uniti sono appena intervenute per porre fine al mandato presidenziale di Nicolás Maduro. Ma il parallelo tra le due vicende, tanto per essere chiari, finisce qui. Innanzitutto dal punto di vista della decisone interventistica diretta e per nulla originale assunta da Donald Trump. Il presidente americano, infatti, col suo atto di indubbia violazione del diritto internazionale – una materia che vale, però, solo quando conviene – non fa che aggiungersi a quanti lo hanno preceduto in tale prassi, sia che fossero suoi compatrioti, o alleati, o persino potenziali nemici dell’America a stelle e strisce. Citando a braccio, infatti, si potrebbe partire dal fallito sbarco dei Marines alla Baia dei porci di Cuba, inviati nel 1961 dal neo eletto presidente John Kennedy, nel tentativo di rovesciare il governo di Fidel Castro. Seguito da quello a Panama City ordinato da George Bush senior a fine 1989, conclusosi con la cattura e successiva deportazione negli USA del presidente Manuel Noriega. Per poi arrivare a casi organizzati da altri governi. L’invasione da operetta delle isole britanniche Falkland, nel 1981, per opera del dittatore golpista argentino Leopoldo Galtieri. Quello più recente della Francia di Nicolas Sarkozy, che invadendo la Libia coi propri caccia militari nel 2011 ha di fatto posto fine – supportato ancora una volta da un presidente statunitense: Barack Obama - alla “monarchia laica” di Muammar Gheddafi. Consentendone inoltre l’infame linciaggio. Una barbarie intollerabile a prescindere dalle colpe della persona, che resta una macchia ulteriore su quell’iniziativa (anche) geopoliticamente sbagliata. Per arrivare ai fatti recentissimi dell’Ucraina: fino a prova contraria Stato sovrano europeo invaso dalla Russia di Vladimir Putin, ancora fermamente presente con le proprie truppe nei territori che rivendica come propri. Tutti episodi che, sempre in punta di diritto, non assolvono ovviamente The Donald il quale, però, come da sua abitudine consolidata, di farsi assolvere dal resto del mondo non si cura affatto. Anzi, rilancia. Sia pure nel delirio di voler cucire la 51esima stella sulla bandiera degli States, annettendo (ma pare disposto anche a comprare) la Groenlandia al governo di cui è capitale Washington. Tuttavia, dato a Trump e all’Occidente quel che è di Trump e dell’Occidente, va detto (anche se ovvio) che Maduro non è Allende. In comune hanno soltanto l’origine socialista, che però il venezuelano sembrerebbe da moltissimo tempo aver perso per strada. A differenza di quelle di Allende, infatti, le elezioni che hanno visto trionfare Maduro sono gravate da fondati sospetti di brogli. A dirlo non sono però i segretari di Donald Trump, bensì il rapporto 2024 di Amnesty International che, a similitudine del diritto internazionale, viene citata sempre e solo quando conviene. Vedi i recenti resoconti su Hamas. In quel rapporto, infatti, la nota agenzia per i diritti umani, parla espressamente di elezioni svoltesi «In un clima di alta tensione, dove i partiti d’opposizione al governo di Nicolás Maduro hanno dovuto far fronte a innumerevoli ostacoli per partecipare all’elezione, tra cui ostruzionismo nel processo di registrazione, detenzione arbitraria di esponenti e tortura». Ma non basta, perché sempre Amnesty ricorda come «Immediatamente dopo le elezioni almeno 24 persone sono morte a causa della reazione repressiva del governo alle proteste contro la nomina di Maduro. La maggior parte delle uccisioni potrebbero configurarsi come esecuzioni extragiudiziali. Le organizzazioni per i diritti umani hanno indicato la guardia nazionale, la polizia nazionale, l’esercito e i gruppi armati filogovernativi dei colectivos, come responsabili di queste uccisioni». Sempre le organizzazioni per i diritti umani – si legge nel rapporto di Amnesty - hanno denunciato «Casi di tortura e maltrattamento nei centri di detenzione, tra cui percosse, soffocamento, scosse elettriche e minacce, oltre che violenza sessuale contro le donne». Ora, pur lasciando perdere le accuse legate al narcotraffico contestate dal governo degli Stati Uniti a questo campione di libertà sudamericano, rimane però il fatto che da quanto sopra descritto emerge il profilo dell’ultimo personaggio, di cui poter prendere le difese se non in un tribunale. E qui arriviamo al secondo punto. L’arroganza dei disperati che, non possedendo più un’identità politica capace di tenerli in contatto con la realtà, scelgono sempre la parte sbagliata della storia dalla quale schierarsi. Cgil e Alleanza Verdi e Sinistra, tanto per fare un esempio. In controtendenza col mondo, come ormai d’abitudine sono scesi subito in piazza a sfiorare il ridicolo, immortalati non soltanto a solidarizzare col dittatore Maduro pur di attaccare Trump, ma a spiegare il Venezuela – nientemeno - ai venezuelani. Quelli esuli in Italia perché perseguitati dagli sgherri di Maduro. Minacciati, maltrattati e poi cacciati dal corteo – come mostrano i molti video virali presenti sui social - solo perché cercavano un pacifico confronto, facendo finalmente festa per il dittatore comunque deposto. E dire che motivi di solidarietà da parte dei barricadero di Landini e Fratoianni verso altri popoli in lotta, ce ne sarebbero tanti. L’ultimo, solo in ordine di tempo, quello che in queste ore sta infiammando le strade iraniane. Piene delle barricate di chi per queste proteste sta rischiando sul serio la vita. Un popolo affamato da un potere religioso che umilia le donne e impicca gli omosessuali, ma che ha il pregio di essere nemico giurato di Israele, cui sindacato e sinistra italiana sono contro. La Cgil al fianco degli Ayatollah? Certo, qualsiasi causa va bene purché sia contro. Contro cosa? Non importa, contro e basta. Contro il Governo, contro l’America, contro il buon senso e, se serve, pure contro sé stessi. Ma soprattutto contro la democrazia dell’Occidente. Proprio quella che garantisce loro la libertà di essere contro.

Commenti
Donald ne ha fatta una giusta, almeno a metà.
Dobbiamo solo sperare che gli interessi di questo personaggio coincidano il più possibile con gli interessi del mondo libero.
Soprattutto spererei che perdesse le elezioni di midterm. Ma da qui ad allora chissà quante ne combinerà ancora. Auguriamoci il meno peggio.
Anche da parte di chi si sente di fare la voce grossa ogni tanto, anzi ogni poco, un po' di sana autocritica sarebbe un buon farmaco contro l'assolutismo.
Enrico.
ho letto solo oggi quanto da te commentato circa l’arresto del Presidente Maduro.
Non posso che complimentarmi (… ma ormai è’ una ripetizione … ) con la grande professionalità’ e perizia con cui hai “preparato il terreno “ alla discussione fornendo più’ e più’ precisi riferimenti storici del recente passato di situazioni simili e direi tutte con ripercussioni immediate anche più’ ’ gravi dal punto di vista del sacrificio di tante vite umane.
Ci hai offerto una possibilità di franca e libera discussione sulla facoltà’ o meno che qualcuno un bel giorno possa all’improvviso dire “ adesso ci penso io “ …
Mi pare ovvio che un tale modo di operare non possa essere accettato DA NESSUNO , e non solo dalla c.d. “comunità’ internazionale “ perché’ così’ dice anche il tanto abusato termine del “diritto internazionale “.
Fatta questa premessa è Tornando quindi sul punto, mi vorrei concentrare sulle motivazioni - almeno apparenti - che sono state adottate in qualche modo slegate da motivazioni più’ concrete e dichiarate ufficialmente sulla condizione del Venezuela da ormai molti anni.
Mi sarei aspettato che di questo come di tante altre situazioni simili si fosse parlato prima che questi fatto accadesse con la stessa quantità’ di mezzi e tempi di comunicazione .
Mi ricordo ancora quando alle scuole medie - ormai più’ di mezzo secolo fa’. - a scuola si faceva al pomeriggio il Cineforum e mi ricordo in particolare un film che parlava della “mafia” e dell’azione di un ufficiale dei carabinieri interpretato da Franco Nero .
Perché’ ho preso questo esempio ?
Perché’ penso che solo con la discussione pacifica e l’analisi dei fatti concreti si possa dimistrare “l’evidenza” che magari subito non si coglie. Ormai tutti siamo inondati da continue forme di comunicazione che non ci creano assolutamente delle certezze , ma sempre più’ ci rendono inconsapevolmente schiavi e dipendenti dell’ effimero .
Occorrerebbe, a mio parere, creare le condizioni per diffonderete sempre più’ strumenti di “insegnamento “ per riportare con i piedi sulla terra tutti” .
Illusione? Nostalgia ? Esperienza? Interezze ?
Intanto continuiamo a parlarne e, soprattutto tu continua così , perché’ un faro anche su un piccolo scoglio in mezzo al mare in tempesta , traccia la via giusta ti da’ l’aiuto per arrivare in porto .
Grazie per il tuo impegno.