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Visualizzazione dei post con l'etichetta Referendum

Si. Ho detto tutto.

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Non sappiamo se a convincere Beppe Grillo e il 23 percento degli elettori grillini , a revocare la propria fiducia incondizionata alle toghe, dichiarando la propria adesione alle ragioni del Si , abbia contribuito la recente condanna in primo grado a otto anni del figlio del comico genovese. Resta il fatto che a differenza di ciò che Grillo ha sempre pensato per il resto del mondo, su queste pagine ogni imputato è un cittadino innocente fino a condanna definitiva. Vale per tutti, vale anche per lui. Se però fosse così, queste ragioni risulterebbero indegne. Non sappiamo neppure se a convincere gli elettori indecisi, a votare Si alla riforma della Giustizia saranno i manifesti leghisti che invitano a farlo per “Limitare gli sbarchi dei migranti” in Italia. Se però fosse così, queste ragioni sarebbero indegne. Sappiamo invece quanto male possano fare alle ragioni sacrosante del Si , le parole in libertà che, generalizzando indegnamente, dipingono la magistratura come «Plotoni d’esecuzi...

Insignificantemente

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Dario Franceschini e Goffredo Bettini, figure emblematiche di ciò che dalle ceneri di Democrazia Cristiana e Partito Comunista Italiano è diventato dopo innumerevoli cambi di pelle l’attuale Partito Democratico , lo hanno capito subito. E l’hanno detto chiaramente ai loro sodali. “Non entriamo nei tecnicismi del referendum – si può sintetizzare – perché le ragioni del Sì sono sacrosante e inattaccabili. Quindi, se vogliamo finalmente provare a battere la destra almeno per una volta, dobbiamo appunto fregarcene dei contenuti, buttandola in politica”. E così è stato. Contro l'esecutivo, ma in particolare contro il diritto e la ragione, il Pd e gli altri partiti del campo largo guidato da tutti e controllato da nessuno, mettendo a perdere le personalità i nterne  di spicco in campo giuridico, hanno trasformato un momento cruciale di riflessione trasversale su un argomento che interesserà la vita di ogni cittadino italiano per i decenni a venire, in uno scontro politico all’ultimo sa...

Meno male che Johnny c’è

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Non sappiamo ancora quale sarà l’esito del referendum sulla riforma della Giustizia , che si terrà i prossimi 22 e 23 marzo, ma di sicuro i sostenitori del Si possono annoverare tra le proprie fila un elemento in più. E di che calibro, per giunta: nientemeno il sostituto procuratore della Repubblica presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli , Henry John Woodcock . Il magistrato anglo - partenopeo, a dire il vero, dal canto suo intenderebbe sostenere le ragioni opposte – quelle del No – ma lo fa in un modo talmente auto devastante, da far pensare che si esibisca davanti a una candid camera . Questa, almeno, l’impressione che se ne ricava dal massacro mediatico del quale il Pm è stato fatto oggetto dal deputato di Forza Italia ed ex direttore del settimanale “Panorama”, Giorgio Mulè, durante la più recente puntata del programma “ Piazza pulita ”, condotto su La7 dal giornalista diversamente imparziale Corrado Formigli. Tuttavia, evitando così di ripetere le incredibili gaff...

Riso amaro

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A proposito della teoria Gratteri - Travaglio sugli elettori del Si , intesi nella migliore delle ipotesi come persone malinformate, al punto da fare il gioco, col loro voto favorevole al prossimo referendum sul riordino della carriere in Magistratura  di mafiosi e assimilati, va detto che ci sono delle novità importanti. Come sicuramente sarà stato notato, infatti, da un po' di tempo a questa parte, il consueto refrain sui giudici che - nel caso passasse appunto la riforma "Nordio" - risulterebbero "asserviti al Governo", si è magicamente trasformato in "asserviti alla politica". Da quelle parti, forse, qualcuno di buona volontà deve averli informati di almeno due cose. La prima è che i famigerati elenchi dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura da estrarre a sorte - esattamente come avviene adesso - non li compilerebbe e approverebbe il Potere esecutivo, bensì quello Legislativo, ossia il Parlamento. E quindi non i fascisti da Marte, ...

Separati in toga

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Immaginiamo che un professionista di qualsiasi categoria, sbagliasse 108 dei suoi lavori su 169. E poi immaginiamo ancora che l’anno successivo ne sbagliasse un ulteriore quarto del totale: 131 su 409. Qualora accadesse, è da ritenersi altamente improbabile che ciò potrebbe consentire a questa persona di godere dell’autorevolezza necessaria a farlo considerare un campione di conoscenza del proprio mestiere. Difficilmente, inoltre, verrebbe da credere che a un mediocre del genere potrebbe essere consentito di pontificare attraverso i mezzi di informazione più importanti, su ciò che (in ragione delle ricadute sociali del proprio lavoro), sarebbe meglio per i cittadini. Impensabile, infine, che un palmarès di insuccessi come quello sopradescritto possa dare adito a un suo avanzamento significativo in carriera. E invece no. Tutto questo non succede se, per esempio, il lavoro svolto è quello di Amministratore delegato di un carrozzone statale. Come non ricordare, infatti, la buona uscita pe...