Insignificantemente

Dario Franceschini e Goffredo Bettini, figure emblematiche di ciò che dalle ceneri di Democrazia Cristiana e Partito Comunista Italiano è diventato dopo innumerevoli cambi di pelle l’attuale Partito Democratico, lo hanno capito subito. E l’hanno detto chiaramente ai loro sodali. “Non entriamo nei tecnicismi del referendum – si può sintetizzare – perché le ragioni del sono sacrosante e inattaccabili. Quindi, se vogliamo finalmente provare a battere la destra almeno per una volta, dobbiamo appunto fregarcene dei contenuti, buttandola in politica”. E così è stato. Contro l'esecutivo, ma in particolare contro il diritto e la ragione, il Pd e gli altri partiti del campo largo guidato da tutti e controllato da nessuno, mettendo a perdere le personalità interne di spicco in campo giuridico, hanno trasformato un momento cruciale di riflessione trasversale su un argomento che interesserà la vita di ogni cittadino italiano per i decenni a venire, in uno scontro politico all’ultimo sangue. Una bagarre indegna dove, se favorevoli alla riforma – che è cosa differente dal sostenere il governo Meloni – si passa per fascisti, per fiancheggiatori di mafiosi e massoni, oppure più semplicemente per coglioni. Una campagna irresponsabile di mistificazione e menzogna, che ha dato come era ovvio i propri frutti avvelenati, culminati con attacchi e devastazioni di libere associazioni come il circolo “Meazza” di Quarto Oggiaro a Milano (foto) la cui unica colpa era quella di voler ospitare un convegno sulle ragioni del SI, manifesti pro riforma strappati o imbrattati più o meno ovunque e – cosa più grave – giornalisti minacciati da parte di alti magistrati schierati in favore del No. Nel silenzio quasi totale, in quest’ultimo caso, sia dei paladini sempre pronti a garantire sulle barricate il diritto e la libertà di stampa e di opinione (le loro), sia di quell’organo che si intenderebbe riformare: il Consiglio Superiore della Magistratura. Istituzione sempre più sfacciatamente inerte nel non intervenire nei confronti dei magistrati che oltrepassano la misura delle proprie attribuzioni. E, conseguentemente, complice di comportamenti gravissimi, come quello eclatante che pochi giorni fa ha visto protagonista per l’ennesima volta il procuratore generale della Repubblica Nicola Gratteri, nel promettere una imminente «Resa dei conti» ai giornalisti de Il Foglio diretto da Claudio Cerasa. Delle palle a buon mercato raccontate al solo scopo di mantenere lo status quo di questo carrozzone autoreferenziale, governato da un gioco di correnti interne politicizzate, impegnate a salvarsi l’una con l’altra a seconda dell’appartenenza di chi è sottoposto al vaglio disciplinare, si è già detto abbondantemente. Palle che insultano l’intelligenza di chi le legge, tranne quella dei volenterosi manovali del web che – senza mai documentarsi – le fanno proprie, per poi proporle al mondo con l’arroganza tipica di chi sa esprimersi solo tramite slogan e spot. Si tratta di minacce inesistenti ad articoli della Costituzione che invece neppure vengono toccati, o che dalla Riforma “Nordio” risulterebbero persino rafforzati, rispetto a quanto già previsto dall’attuale ordinamento. Oppure di ipotesi normative delle quali non c’è traccia nella Legge sottoposta a Referendum, ma che quand’anche per fantascienza fossero realizzate, sarebbero subito cassate nelle supreme forme di garanzia previste dal Dettato Costituzionale. Quello che invece si è ancora poco – o niente – raccontato, riguarda il livello surreale cui arrivano i predetti salvataggi operati dal CSM, secondo verdetti reali che annichiliscono la fantasia. Qualche esempio? Cominciamo dal perché sarebbe opportuno, così come prevede la riforma, separare le carriere tra i magistrati inquirenti e quelli giudicanti.

Sentenza n. 40/2024, RG n. 67/2022 (presidente Pinelli, estensore D’Ovidio).

Fatto

 (…)  dell’ingiustificata interferenza nell’attività giudiziaria di altro magistrato, la condotta del magistrato di sorveglianza che invia al PM titolare del procedimento a carico di sua moglie una mail contenente una ricostruzione giuridica del fatto, dandone una propria interpretazione, tesa a ritenere il reato non configurabile.

 Verdetto

Tale condotta può tuttavia reputarsi priva di sostanziale offensività, tenuto conto delle modalità in cui si è estrinsecata, nonché del carattere meramente occasionale dell’episodio e dell’assenza di clamore in ordine al caso (…).

 Quindi, ancora più gravi, le fattispecie di omessa scarcerazione degli imputati che restano praticamente impunite, nonostante si tratti di danni spesso irreversibili, a esseri umani incredibilmente “dimenticati” in cella.

 Sentenza n. 99/2024, RG n. 2/2023 (presidente Pinelli, estensore Fontana)

 Fatto

(…) l’omessa scarcerazione dell’imputato per oltre sei mesi dalla data di perdita di efficacia della misura (…).

 Verdetto

(…) la Sezione disciplinare ha ritenuto di applicare l’esimente di cui all’art. 3 bis tenuto conto di una serie di elementi, tra cui la mancata richiesta di revoca della misura cautelare da parte del difensore dell’imputato (e allora? Potrebbe non averlo più. ndr) e la figura professionale (quale? Non è specificato. ndr) dell’incolpato.

E ancora la giudice delle indagini preliminari presso il tribunale di (...), L. F., un cui imputato ha trascorso in carcere 210 giorni in più. Come pure la vicenda del consigliere di Corte d’Appello A.  P., grazie al quale un malcapitato – dopo l’assoluzione (!) – ha scontato oltre due mesi di galera in più. Simili dinamiche emergono anche nel caso del magistrato G. M., assolto disciplinarmente per il ritardo di 109 giorni nella scarcerazione di un imputato agli arresti domiciliari in comunità terapeutica. Per tutti quanti – e si omettono, in questa sede, le detenzioni di persone che hanno trascorso addirittura anni in carcerazione preventiva, per poi essere scagionati, o assolti con formula piena – le sanzioni sono state a blande, o nulle. Una ricorrente clemenza dettata sulla base del cosiddetto criterio della “significatività”. Ossia, secondo il Csm, una carenza anche gravissima come quella che lede la libertà personale di un cittadino innocente, è “significativa” solo se non riferita a un singolo episodio, o se il giudice ha una carriera già compromessa, o se non è oberato da grandi carichi di lavoro. Un criterio impeccabile, non c’è che dire. Perché non applicarlo anche al chirurgo che – purché in maniera non significativa - dovesse amputare la gamba sbagliata al paziente, oppure al pilota veterano che atterrando sbagliasse la pista? Due fattispecie che, li per li, potrebbero apparire gravi. Ma in realtà insignificanti, qualora si trattasse della prima volta.

 

 

 

 

 

Commenti

Nadia Mai ha detto…
L'onda lunga della imbecillità umana ci lambisce sempre, erode il buon senso e le coscienze e genera una sorta di masochismo cattivo e compiaciuto.
A volte l'onda diventa uno tsunami che travolge ogni fragile difesa e ci lascia a combattere con i problemi che abbiamo creato e che diventano sempre più inestricabili.
Bravissimi a scegliere la parte sbagliata, abbiamo votato No al referendum sul nucleare, No al referendum costituzionale promosso da Renzi nel 2016 e, temo fortemente, voteremo No a che alla separazione delle carriere.
Il contesto mondiale non aiuta: Trum, Putin, Xi e soci.
La situazione ricorda i lemmings, roditori nordici che non hanno antagonisti sul territorio e, quando sono in soprannumero, si suicidano in massa gettandosi dai fiordi.
Speriamo almeno in una rifondazione postuma.
Rosario Failla ha detto…
Grande Maurizio, il tuo articolo è un missile guidato contro il carrozzone giudiziario: complimenti per la ricerca pazzesca sulle sentenze del CSM, tipo quelle che assolvono chi "dimentica" gente in cella per mesi – roba da far impallidire un chirurgo che amputa la gamba sbagliata "per sbaglio"! 😂 Hai ragione a puntare il dito su queste assurdità, ma secondo me non bisogna fare di tutta l'erba un fascio: non tutti i magistrati sono così.E un mio modesto parere: questa riforma non snellirà la giustizia, proprio quando ne avremmo un bisogno disperato per non affogare nelle carte! Che ne dici?

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