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Visualizzazione dei post con l'etichetta Salis Ilaria

Co.Co.Compagni

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Non vale la pena di esprimere ulteriori giudizi su un personaggio - Ilaria Salis - che da anni si fa beffe dei 300.000 gonzi che l'hanno votata facendola eleggere al Parlamento Europeo, nonostante le gravi accuse, le condanne definitive e i precedenti di polizia da lei maturati ben prima della sua attività di onorevole. Pregressi penali, s'intende, per i quali qualsiasi povero pirla non appartenente alla casta di cui Salis fa parte, ma che lei stessa intendeva abolire quando ancora nel Palazzo non c'era, ne starebbe probabilmente pagando le conseguenze. Intanto cominciamo col dire che si tratta dell'ennesima vicenda miserevole che coinvolge la pregiudicata - come la definirebbero dalle parti di Alleanza Verdi e Sinistra , ossia il suo partito, se si trattasse di un'avversaria politica - europarlamentare italiana, affatto privata e repressiva come la si tenta goffamente di far passare, bensì la violazione di una norma interna espressamente prevista dal Parlamento Eur...

Le due facce della merdaglia

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Chi è un garantista autentico e da sempre, non può che gioire della decisione assunta dalla commissione affari giuridici dell'Eurocamera, di non revocare l’immunità europarlamentare – che è assoluta, in quanto rimanda l’eventuale processo al termine del mandato elettorale – a Ilaria Salis (foto). Non in quanto Salis, i cui titoli di demerito penale e personale parlano da soli (due condanne definitive e 29 denunce), bensì, come definito dallo stesso Parlamento UE , in quanto l’immunità parlamentare protegge gli aventi diritto: «da persecuzioni politiche arbitrarie e pressioni esterne». Ben lontana quindi dal voler essere un privilegio di casta, l’immunità risulta essere: «uno strumento per preservare l'integrità dell'istituzione, permettendo ai rappresentanti di esprimere opinioni e votare liberamente, senza timore di ritorsioni o arresti illegittimi, che potrebbero minare l'equilibrio tra i poteri». E qui, però, se non si fosse garantisti autentici e da sempre, si potr...

Una vicenda di merda

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Proprio ieri, per quanto ne comprendessi il senso, biasimavo un commento inserito in calce all’ultimo post sul massacro di Gaza, che accomunava genericamente gli “Arabi” quali persecutori di Israele. Arabi dei quali esistono invece milioni di persone per bene, che vivono ormai in tutto il mondo e che nulla hanno a che vedere coi criminali di Hamas. Poi, nel pomeriggio, la notizia dell’aggressione in un autogrill del milanese di un cittadino francese la cui colpa era indossare la Kippah ebraica, durante la fila per portare al cesso il figlio di sei anni, colpevole a sua volta di non volersi fare la pipì addosso. Lascio a chi legge indovinare il perché di una vicenda che definire “di merda” sarebbe un oltraggio alla merda. Quello che indigna, però, non è la medesima sostanza organica della quale sono composti i quattro, o cinque, coraggiosi paladini di giustizia che si sono distinti in questo nobile gesto, sicuramente fatto per salvare i bambini di Gaza. Bensì la merda, inodore e incolo...