Babbi a natale


Alcuni datano i primi segni tesi a indicare l'imminenza della fine del mondo, con la decisone delle maestre elementari di farsi dare del tu dai propri alunni. Altri, meno portati verso la pedagogia, ricordano l'inquietudine maturata nell'estate del 1990, quella cosiddetta delle "notti magiche", dovuta alle mutate forme di esaltazione da parte dei nostri giocatori in seguito alle reti segnate al mondiale di calcio disputato nel nostro Paese, ma perso poi per un soffio. Non più corse gli uni verso gli altri in un abbraccio sobrio, per quanto maschio, ma tutti uniti nella rincorsa folle del però imprendibile Totò Schillaci, il compianto bomber siciliano in forza alla Juve, lanciato dopo ogni suo goal come un indemoniato verso l'infinito. In mondovisione. Impietosa. Che del gioiello azzurro al galoppo metteva in risalto il solo bianco degli occhi spiritati e rivoltati all'interno. Quindi era stata la volta dei numeri impazziti sulle magliette dei calciatori. Undici per squadra e appunto numerate dal numero 1 spettante al portiere, 2 al terzino destro e via, via, fino all'11 mano a mano che si avanzava coi ruoli sul campo. Per poi non capire più nulla, e vedere gli stopper marcati a due cifre come neppure i pivot della pallacanestro. Infine, quando tutto sembrava calmarsi, sono invece arrivati gli inglesi. Con le loro idee. Bizzarre a volte, prima ancora che creative, ma sempre aperte a tutti i punti di vista del mondo. I loro. Tipo quella di essere in tutto i più bravi del mondo. Il loro. Consapevoli di proporsi generosamente e da sempre come nazione guida del mondo. L'altrui. Patria tra i musei più importanti, a inizio anno era partito alla grande quello della Scienza di Londra. Mettendo in guardia il pianeta dai malefici Lego. Colpevoli, quei mattoncini fino a quel momento considerati un gioco intelligente quanto innocuo, di ingenerare invece nei bambini idee bislacche sulla sessualità. Un probabile complotto della casa costruttrice danese, volto a discriminare  l'omosessualità in ogni sua forma, sulla base del malinteso sistema penetrativo posto in essere quando le mattonelle in plastica  si incastrano dentro, sopra e sotto l'una con l'altra. Ancora sotto choch per la rivelazione, ma speranzoso di aver toccato  finalmente il fondo dal quale risalire, il mondo degli ingenui giaceva dunque ingnaro. Impermeabile all'adagio che impedisce di stabilire limiti al peggio il mondo ignorava infatti che sempre da un prestigioso museo del Regno Unito sarebbe giunta la mazzata finale (?). Proprio in questo scampolo di anno che muore, infatti, propedeutico a quelli previsti per capodanno è stato il Brighton and Hove Museums a voler finire col botto, nell'intenzione di far morire un altro sordido inganno. Babbo Natale. Di cui, dopo decenni di segretissime indagini, gli investigatori britannici hanno scoperto la vera natura, artatamente celata sotto le false vesti del nonnino buono e amorevole che distribuisce doni ai bambini del mondo. «Troppo bianco, troppo occidentale e colpevole di giudicare i bambini attraverso la dicotomia buono/cattivo». Questo - altrochecazzi - il profilo descritto sul blog delle prestigiose Istituzioni culturali di Sua Maestà, di un personaggio losco, quanto insospettabile nel suo vestito rosso e  reso irriconoscibile da una lunga barba bianca della quale, solo adesso, si riconosce la funzione vera. «Un’autorità universale che decide chi merita i doni - sempre secondo quanto rivelato dalle fonti inglesi - che manifesterebbe assunzioni coloniali di superiorità culturale». Un problema reale, quindi, che potrebbe gettare nell'angoscia sia le generazioni passate che, a questo punto, si sentiranno legittimamente ingannate da questo epigono di Fernando Cortez in arrivo ogni anno dalla Lapponia sulla renna, anziché dal Portogallo sulla nave, sia quelle presenti, ma soprattutto future. Il condizionale, però, è fortunatamente d'obbligo. Gli esperti di Re Carlo, infatti, sembrerebbero aver avuto un idea geniale. Un'altra. Anzi, più d'una. Purtroppo. Offrire innazitutto a Babbo Natale una possibilità di redenzione. Primo: smettendo di giudicare i bambini. Secondo: trasformandosi in un personaggio diverso. Per esempio un operaio, consentendo così ai genitori - sempre secondo i dotti in materia - di «sfidare lo sguardo coloniale», concentrandosi sulla gioia anziché sulla valutazione morale. In caso contrario, tuttavia, sembra previsto in maniera ineluttabile un castigo. Un supplizio, meglio, sia pure dai risvolti costruttivi. Nel solco democratico di garantire un fine sempre rieducativo della pena, l'idea sarebbe quella di affiacare Santa Klaus a - se non addirittura di sostituirlo con - una "Mother Christmas". Un modo originale e nemmeno a dirlo intelligente per combattere colonialismo e patriarcato in un colpo solo. "Madre", ci si raccomanda, e non "Babba" Natale. Che dalle parti del povero Totò Schillaci non significa la stessa cosa. 


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Commenti

Nadia Mai ha detto…
Sarà che sono obnubilata dal pranzo natalizio, sarà soprattutto che non capisco una cippa di calcio, ma non riesco a trovare il nesso tra il nobile sport (peraltro di origine britannica) e la nuova pedagogia che prevede il tu dei bambini alla maestra e il subdolo Santa Klaus infine smascherato ed esposto al pubblico ludibrio deciso da una commissione di saggi internazionalmente riuniti nel nome della dottrina woke. Abolizione simultanea del patriarcato e del vituperato merito.
Risultato: i pochi padri che conosco non sono più neanche compagni di gioco dei loro figli, ma ne sono diventati i giocattoli.
Ho cercato di metterli in guardia sul fatto che, da grandi, questi figli non avranno un padre da ricordare e rispettare. Al massimo si ricorderanno vagamente di un orsacchiotto di pezza di cui disponevano a piacimento. Sul momento questi genitori esausti sembrano cogliere il concetto, per essere però immediatamente sopraffatti dal senso di incredulità stupefatta per essere riusciti a generare cotanta meraviglia e abbandonarsi di nuovo all'idolatria del piccolo tiranno.
Malgrado ciò, Buone Feste a Tutti.
Rosario Failla ha detto…
Bravo, come sempre, Maurizio, un articolo che demolisce con ironia la mania di riscrivere ogni cosa: dai mattoncini Lego accusati di "idee bislacche" alla "redenzione" operaia di Babbo Natale, colpevole di essere troppo bianco e giudicante. La fine del mondo non arriverà con un botto, ma con la decisione di un comitato etico inglese.
​Certo, gli inglesi propongono di sostituirlo con una "Madre Natale"... ma attenzione: dalle parti di Schillaci, chiamarla "Babba" Natale non sarebbe esattamente un complimento alla sua intelligenza!
Enrico.b ha detto…
Intanto credo che dagli inglesi, in generale, noi italiani, sempre in generale, non abbiamo da imparare o farci insegnare proprio nulla, anzi potrebbe essere addirittura il contrario, magari cominciando, guarda caso, dall'alimentazione.
Le loro posizioni bislacche sul vivere comune, sul gioco, non parliamo del calcio che pur avendolo inventato ha dato loro magre soddisfazioni, ecc., non possono diventare linea guida per nessuno.
Da isolani europei e "brexitizzati" per scelta loro, che gestiscano "per essi" le fantomatiche idee che partoriscono dei geni in "terramadre", anche ad esempio in tema di accoglienza per lavoratori e studenti.
Nei secoli passati saranno anche stati i padroni di mezzo mondo, ma attualmente credo che con tutti i problemi che hanno, anche per la gestione della "Corona", dovrebbero pensare a rendere "sane" e non "insane" le proprie idee e imparare ad imparare piuttosto che sempre e continuamente a pontificare.
Non so se ho reso l'idea, ma ci ho provato......
Enrico






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