Bulli e balle

È di moda, negli ultimi tempi, esercitare il tiro al bersaglio sull’Unione Europea tale da renderla giocoforza simpatica, come in genere succede alle persone per bene nei confronti di chi è preda dei bulli. Tipo Putin e Trump (foto), per esempio, antieuropeisti dell’ultima ora e su questo punto assolutamente d’accordo. Certo, è innegabile che la classe politica (di governo e di opposizione) oggi di stanza a Bruxelles sotto la presidenza di Ursula von der Leyen (come pure quella di stanza al Parlamento Europeo di Strasburgo), sia tra le più mediocri che la nostra storia continentale ricordi. È parimenti innegabile che, negli anni, l’Unione non sia mai riuscita ad avere ragione dei vari veti nazionali, posti di volta in volta dagli Stati membri che agiscono in ordine sparso. Come pure risulta innegabile l’incapacità dei governi nazionali di dare vita alla cosa teoricamente più semplice: le Forze Armate europee. Ed è infine innegabile anche il sempre più diffuso atteggiamento autodistruttivo, posto in essere dai Paesi di oltrecortina e fondatori delle realtà antesignane alla UE, in materia di inclusività. Un suicidio culturale e identitario basato sull’onda degli slogan cosiddetti “wokisti”, che oggi hanno sostituito le precedenti visioni politiche comunitarie, di più ampio e duraturo respiro. Un panorama desolante e certamente sufficiente a rendere indispensabile cambiare al più presto registro, ma di sicuro non emendabile attraverso l’abolizione dell’Unione Europea. Un assurdo cui è contrario persino il generale Vannacci, leghista per caso e caricatura di una caricatura - l’esilarante Colonnello Buttiglione - per assoluta vocazione. Una ipotesi più stupida che scellerata in favore della quale, tuttavia, da tempo si levano le voci sempre più numerose di cittadini europei. Entusiasti – quelli di una certa sinistra – della lezione morale proveniente da un bullo dittatore inamovibile, formatosi nel Kgb, il quale annienta la dissidenza interna (quando questa sopravvive ai sicari) nei gulag e che ama invadere gli Stati sovrani, rivendicandone senza alcun titolo la proprietà. E ancora più entusiasti altri – parte di una certa destra – della morale impartita invece dall’ultimo puttaniere in ordine di tempo (non parlo woke, quindi lo posso dire) eletto democraticamente a sedere nella stanza ovale della Casa Bianca. Un altro bullo secondo il quale l’Europa (e il resto del pianeta) vanno considerati attraverso il punto di vista unico degli Stati Uniti, sintetizzato nello slogan principale delle sue campagne elettorali. “America first”, ossia l’aggiornamento 2.0 della per noi italiani arcinota dottrina del marchese del Grillo: «l’America è l’America e voi (lo scrivo in wokese) non siete un c****». Vale pertanto la pena di ricordare a questi volenterosi fan europei del sopruso per gli altri, che forse - pur nei suoi mille difetti - a quell’Unione che vogliono morta, nel loro vivere quotidiano devono invece assai più di qualcosa. Maggiore sicurezza rispetto al terrorismo dovuta allo scambio tra le intelligence, per esempio. Possibilità di vantaggi commerciali globali per tutti gli Stati membri sui mercati internazionali, impossibili da ottenere se trattati singolarmente. Viaggiare senza limitazioni per lavoro, studio e turismo nei Paesi Unitari come se si fosse sul proprio Territorio nazionale. Infine, ma solo perché l’elenco è troppo lungo, appartenere all’UE consente ai consumatori di risparmiare sui beni necessari, tra cui i generi alimentari. Gli accordi commerciali stabiliti a livello di Mercato Unico, infatti, consentono di spuntare prezzi inferiori per i consumatori di tutta Europa. Con un conseguente risparmio di denaro per i cittadini e un aumento delle entrate comunitarie, comportanti un guadagno stimato di circa 7.000 euro, pro famiglia media, rispetto al reddito precedente alla Brexit. Troppo, evidentemente, per il carattere egemone e narcisista di due bulli, assecondati in ogni loro bravata dai molti che li seguono in branco, allo scopo di trarne protezione e vantaggi. Nei giorni scorsi la stampa internazionale ha riportato notizie non confermate, secondo cui capi e gregari avrebbero giocato insieme ai giochi preferiti dai bulli: chi ce l’ha più lungo e chi la fa più lontano. Di solito vincono i capi, ma questa volta in entrambe le gare l’ha spuntata invece Elon Musk. Appoggiando l’ultima trovata del vice bullo americano J.D. Vance, infatti, il patron della Tesla ha usato nei confronti dell’Europa Unita una definizione di seconda mano. «È il quarto Reich» ha sostenuto. Ora, se è pur vero che una risposta equivarrebbe a dare a Musk la dignità di pensatore, un appunto preceduto da una pernacchia comunque gli va fatto: l’Unione Europea, al massimo, sarebbe il quinto. Subito prima ci sarebbe il Sudafrica, proprio dove il magnate è nato nel 1971. L’ottavo anno dei 27 trascorsi in carcere consecutivamente da Nelson Mandela, per la sua lotta non violenta contro una segregazione razziale, durata mezzo secolo e abolita dopo le incessanti pressioni internazionali guidate proprio dall'Europa degli Stati liberi soltanto nel 1991. Insieme appunto al quarto (si spera ultimo), infame Reich. 

Commenti

Rosario Failla ha detto…
Quando l’arte incontra l’intelligenza, succede sempre qualcosa di buono.
Maurizio lo dimostra ancora una volta: con ironia e stile riesce a farci riflettere su quanto l’Europa sia un valore, prima ancora che un’istituzione. Sì, l’Unione Europea fa paura. Ma perché? Perché è il miglior mercato del mondo, con regole eque, diritti condivisi e una forza economica che molti vorrebbero… senza però rispettarne i valori.
Fa paura a chi non conosce l’uguaglianza, a chi teme la libertà, a chi sogna muri invece di ponti. Eppure, nel nostro quotidiano, quell’Europa c’è sempre:
- Ci protegge con la cooperazione tra Stati.
- Ci fa viaggiare liberi, studiare ovunque, lavorare senza frontiere.
- Ci fa risparmiare e ci rende più forti sui mercati globali.
Forse servirebbe solo un po’ più di coraggio: il coraggio di cedere più sovranità a un’Europa che, se davvero unita, potrebbe contare come nessun’altra potenza al mondo.
Altro che “quarto Reich”: l’Europa è forse l’unico vero antidoto ai nazionalismi ciechi.
E se qualcuno pensa il contrario… beh, diciamo che una sonora pernacchia può valere più di mille conferenze stampa 😄
Bravissimo Maurizio!
Nel tuo stile diretto e arguto ci ricordi che essere europei non è solo una fortuna: è una responsabilità — e un privilegio da difendere ogni giorno.
Massimo ha detto…
La disamina di Maurizio è semplicemente perfetta
Massimo Terrile ha detto…
Qui Maurizio ha superato se stesso. Non in quanto, crediamo, sia difficile si superi ancora, anzi, facciamo il tifo perché succeda, ma in quanto si è trattenuto dall’insistere sull’ironia per passare a cose più tangibili, giustamente, stimando i personaggi citati non degni di un ulteriore affondo, essendo già morti ancor prima del duello. L’ironia, si sa, è più tagliente di una sciabola affilata, se viene da una mente brillante. Circa la politica estera made in questi U.S.A., non è necessaria la sottigliezza di Macchiavelli per capire che se già si è nei guai a casa propria conviene cercare di rafforzare le alleanze disponibili, o forse l’unica, l’Europa, per difendersi dai sicuri nemici che ti sorridono, nascostamente beffardi, aspettando il giorno in cui ti troverai solo davanti a loro. L’arte del ‘divide et impera’ di antica memoria romana va infatti saggiamente usata contro nemici da indebolire, non contro alleati per di più storicamente fedeli. Sarà che in questo momento, visti gli strepitosi ‘successi’ di un regno durato anche troppo è meglio distrarre l’attenzione del mondo, addossandone la colpa ad altri, ovvero che si attui una tattica apparentemente suicida per celare una strategia troppo sottile al fine di spingere l’unico alleato a darsi una mossa, resta il grosso, imponderabile rischio che quando il ‘lupo’ arriverà per davvero nessuno arriverà in aiuto, anche perché non resterà più nessuno a poterlo fare.
Enrico.b ha detto…
E' sempre il solito discorso dove per comodità, da tradurre in imbecillita', ci si fa trascinare dalle parole di quattro degenerati mentali pronti a far valere i loro diritto di comandante il mondo e di esprimere giudizi e destra e a manca senza considerare che gli "altri" la possano pensare diversamente.
Sono dittature ombra che vogliono decidere del destino di chiunque.
Sr ti prostri

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