Pro palle
«Uccisione, sterminio, privazione illegale della libertà, sparizione, tortura, stupro e altre forme di violenza sessuale, oltre ad altri atti inumani». Ecco che il tempo è galantuomo, si diceva una volta. Una massima oggi assai banalizzata, ma che dimostra invece una sua grande attualità. Non era un “raid”, quindi, neppure un “attacco” e nemmeno un “attentato” inteso come la “Reazione di una nuova resistenza operata dagli epigoni dei partigiani, in lotta contro e in rappresaglia al governo sionista di Israele". No, la maschera è finalmente caduta, sono i «Crimini di guerra e contro l’umanità» compiuti – a decorrere da quel dimenticato 7 ottobre 2023 – da Hamas e dagli altri gruppi armati palestinesi che «Hanno commesso violazioni della Legge umanitaria internazionale. Crimini di guerra e crimini contro l'umanità durante i loro attacchi nel sud di Israele». A spiegarlo, con buona pace di Francesca Albanese (foto) e dei gonzi (sia quelli in malafede, ma soprattutto le decine di migliaia in buona) che finora le hanno retto bordone, non è il portavoce di Bibi Netanyahu, bensì il portavoce italiano di Amnesty International Riccardo Noury. Che non lo ha fatto a commento di voci non controllate di parte, ma sulla base di testimonianze dirette dei superstiti, filmati verificati, immagini satellitari e consultazioni con esperti forensi. Il tutto in un report di oltre 170 pagine intitolato Targeting Civilians appena pubblicato dalla Ong a «Conclusione dell’Assemblea degli Stati Parte della Corte penale internazionale». Anche questo lo ha spiegato sempre Noury, rispondendo alle critiche di chi sostiene che Amnesty su questo fronte si sarebbe mossa in ritardo. Senza disconoscere le responsabilità di Israele - che il rapporto di Amnesty continua ad accusare di genocidio, rendendo così ancora più obiettivo il giudizio espresso sui terroristi e criminali di guerra palestinesi - emerge che Hamas e canaglia simile «Hanno compiuto attacchi pianificati e sistematici contro civili, commettendo crimini di guerra e crimini contro l’umanità». Una ricostruzione meticolosa compiuta attraverso ricerche e interviste dalle quali emergono abomini messi in atto da Hamas, assai diversi dai deliri che li descrivono invece come costruttori di scuole e ospedali. Come pure da quel rapporto emergono – sempre sorrette da materiale probatorio - le modalità tattiche di una «operazione diffusa e coordinata». La pianificazione di una strage di innocenti, in definitiva, raccontata dagli operatori di Amnesty attraverso la ricostruzione delle storie raccapriccianti di «Famiglie sorprese all’alba nei kibbutz e di genitori uccisi nelle stanze di sicurezza mentre tentavano di proteggere i figli». Documenti crudi e spietati almeno quanto i cosiddetti “combattenti” delle Brigate al-Qassam e al-Quds i quali – già colpevoli «Di aver attraversato in diversi punti la barriera di Gaza per colpire sovente comunità abitate», il 7 ottobre 2023 hanno fatto strage «Di giovani in fuga dal Nova Festival inseguiti e abbattuti lungo le strade, come pure di lavoratori migranti (palestinesi compresi ndr) trucidati mentre cercavano riparo». Una verità che era evidente fin da quel tragico giorno di ottobre, eppure subito dimenticata poiché riguardava gli ebrei. Gli ebrei, non gli israeliani. Perché ebrei e non israeliani erano quest’anno i reduci della brigata partigiana ebraica, cacciati dalle manifestazioni del 25 aprile. Ebree e non israeliane erano le ragazze escluse dai cortei dello scorso 8 marzo, quando volevano ricordare le centinaia di donne stuprate dai criminali di guerra di Hamas nel giorno dimenticato e poi, se ancora vive, rapite e tenute in ostaggio, se ancora vive, per anni. Ebrei e non israeliani erano ancora i turisti francesi aggrediti quest’estate in un nostro autogrill a causa dei loro vestiti. Una verità che però hanno portato avanti in pochi, per questo mai creduti e anzi sempre vilipesi come fascisti, guerrafondai e affamatori di bambini. Una verità portata in ogni caso orgogliosamente avanti, a dispetto delle pietre d’inciampo poste a ricordo degli ebrei – non degli israeliani – morti nei lager nazisti e profanate dai padri per mano dei loro bambini. Una verità sostenuta con pacatezza e onestà, a dispetto delle piazze infuocate dall’odio ideologico delle kefiah improvvisate, che però non torneranno a riempirsi contro i criminali di guerra oggi smascherati di Hamas. Una verità mai rinnegata, a dispetto delle tante amicizie che su questo tema si sono spezzate e sono andate perdute. Forse soltanto perché non erano tali.
PS
Come dite? Nessun giornale ne ha dato notizia? Neppure all'interno? Chissà.

Commenti
Era ora. Anche se la presa di coscienza e posizione è molto tradiva e non pubblicizzata.
Peraltro molto diminuita nel valore dal mantenere l'accusa ad Israele di genocidio.
Ma, mentre la notizia è passata sotto silenzio, la "signora" Albanese si prodiga nel tenere lezioni nelle scuole italiane su quanto sia buono e maltrattato Hamas e quanto perfido e crudele sia Isarele.
Il mio commento è scontato. In un mondo senza "adulti" vince "il Signore delle Mosche".
In una guerra girano armi e c'è distruzione che poi va "riparata".
I morti passano In secondo piano secondo la teoria della sovrapopolazione.
Devi farmi altre domande?