Falce e tastiera

Forse, soprattutto in queste ore, il nome di Amini Masha ai difensori degli oppressi e dei discriminati che tanto abbondano nel nostro Paese dovrebbe dire ancora qualcosa. Forse. Perché la memoria storica delle cose che ci accadono a distanza, spesso è davvero labile. Soprattutto se sono storie scomode da ricordare, perché riguardano Paesi da considerare con cautela, prima ancora che con distacco. Era il 13 settembre 2022 quando Amini fu prelevata dalla polizia cosiddetta morale di Teheran e rinchiusa di un centro cosiddetto di rieducazione, perché il velo che indossava le lasciava scoperti un po’ di capelli. Un vezzo che secondo gli inquirenti dello ayatollah poteva causare un infarto. Almeno stando alla motivazione del decesso che tre giorni dopo comunicarono ai suoi familiari. Un infarto devastante, evidentemente, i cui sintomi rilevati però dai sanitari del Kasra Hospital della capitale iraniana, riconducevano a un’emorragia cerebrale dovuta a percosse. Degli scontri che ne seguirono in tutta la Persia c’è sicuramente memoria, ma sempre come di un fatto lontano, sul quale non è mai sembrato opportuno neppure muovere un dito. Meno che mai, poi, la memoria sorregge i vendicatori di (quasi) ogni abuso, se si cita il nome di Aida Rostami (foto). Che magari avrebbe potuto fare l’attrice, scegliendo invece la professione del medico. Un medico strano. Convinta che quel suo bizzarro giuramento di Ippocrate valesse per tutti i feriti. Anche per quelli che protestavano per la morte di Amini e che lei curava, con altri coraggiosi colleghi e colleghe, ovunque ce ne fosse bisogno. Aveva 36 anni nel dicembre 2022, quando sempre i gendarmi di Khamenei spiegarono ai familiari che Aida era morta in un incidente stradale. Ma anche forse cadendo da un ponte. O forse uccisa da un uomo col quale aveva avuto una relazione. Una serie di dubbi probabilmente sollevata dall’insieme dei dettagli emersi dal referto medico, che della donna denunciava mezzo volto cancellato, punti di sutura sopra l’occhio superstite e tutte le dita delle mani curiosamente fratturate a una a una. Poi si è perso il conto. Degli arresti innanzitutto, effettuati in Iran secondo un metodo tanto spietato, quanto organizzato. Un nuovo ordine del terrore. Strutturato – come ha ben riportato la versione online del Post - secondo differenti livelli. La Polizia della Repubblica Islamica dell’Iran innanzitutto – quella appunto “religiosa” - nota anche come Naja oppure Faraja. Formata anche da migliaia di giovani in servizio obbligatorio di leva, si occupa per così dire dei casi di repressione ordinaria, che in genere si limita agli arresti e in particolar modo al controllo dei costumi e del corretto uso del vestiario da parte delle donne. Quando le cose si fanno invece più serie entra in gioco la “mobilitazione” – questa la traduzione delle milizie paramilitari denominate Bassij – cui è deputato l’uso della violenza, operata appunto da squadroni di picchiatori professionisti, che giungono in motocicletta sui luoghi degli scontri. Si tratta di milioni (!) di volontari distribuiti in circa 50.000 basi sparse per tutto il Paese, divisi in quattro categorie: regolari, attivi, quadri e speciali. Tra questi spiccano i Beit al-Muqaddas: battaglioni operativi a difesa di strutture di vigilanza strategiche ubicate nei quartieri delle città. Al culmine di questo apparato a dir poco opprimente, ci sono i Pasdaran. Oltre 125mila uomini noti come i Guardiani della rivoluzione, istituiti come corpo d’élite nel 1979, dopo la cacciata dello Scià Reza Pahlavi al termine della rivoluzione islamica, guidata dal suo esilio parigino da Ruhollah Khomeini. Un vero e proprio esercito, per logistica e armamenti, i cui atti criminali non hanno nulla da invidiare per ferocia e crudeltà alla Savak, la polizia segreta dello Scià e che, se l’attuale regime teocratico cadesse, comporterebbero per i suoi appartenenti conseguenze capitali. Una Forza armata che non opera soltanto in Patria. All’interno dei Pasdaran, infatti, emergono i reparti speciali di al Quds: ossia gli inventori prima e gli addestratori poi, dei gruppi terroristici di Hamas in Palestina, di Hezbollah in Libano, oltre che di altre milizie sciite presenti nei territori siriani e iracheni. I relativi vertici nazionali di stanza presso la capitale iraniana, nella sede denominata Thar-Allah, costituiscono inoltre – sempre secondo il report pubblicato dal Post - una potenza anche sotto il profilo economico e finanziario. Da bravi Guardiani, i Pasdaran vigilano infatti su miliardi di dollari derivanti da contratti in essere nell’edilizia, nella fornitura di elettricità, nelle telecomunicazioni e naturalmente nei media su cui esercitano il controllo assoluto. Ma fanno parte, soprattutto, del Consiglio supremo per la Sicurezza nazionale. Suggerendo in questa veste strategica alla Guida Suprema politica e religiosa la linea da tenere durante le proteste popolari. Per un totale di arresti che, come si accennava, in questi anni ha coinvolto decine di migliaia di oppositori al regime, provocando durante gli scontri attualmente in corso un numero stimato - e obiettivamente verosimile - di morti, che nell’ultimo mese avrebbe superato quota 6.000. Abbastanza per favorire un rigurgito di obiettività persino nel quotidiano comunista “Il Manifesto”, che titolava la prima pagina dello scorso 11 gennaio: «Gli iraniani vogliono un altro Paese». Non abbastanza per i suoi lettori però. Che si sono subito scatenati sui social denunciando «Una rivoluzione telecomandata – così come hanno subito sentenziato i pasdaran della cacio e pepe - montata per piegare un altro Stato ai desiderata di Usa e di Israele». Per poi accusare i compagni (che sbagliano?) in redazione, di «Esserci cascati – diventando, nientemeno – servi dell’impero atlantico e del sionismo a volto coperto». Ed eccolo, finalmente, il punto che ha consentito finora al campo largo abitato dai leoni e dalle leonesse da tastiera, il pretesto per negare l’appoggio alle donne di Teheran. Israele: il nemico giurato dell’Iran, che ne vuole la sparizione dalla carta geografica. Piuttosto che contaminarsi con Trump e Netanyahu, infatti, gli orfani dei centri sociali sgomberati, delle flottiglie incagliate e degli scioperi pro pal del venerdì sembrerebbero, col loro silenzio coerentemente tombale, non voler importunare chi impicca gli omosessuali e uccide le donne che si tolgono il velo. Per Aida e Amini niente flash mob, né scarpe rosse. Per le iraniane che muoiono oggi, neppure ciabatte.

Commenti

Nadia Mai ha detto…
Ho avuto una scintilla di speranza quando il popolo Iraniano ha cominciato a ribellarsi al regime islamico.
Speranza per loro che potessero finalmente essere liberi dall'oppressione e dal terrore, e speranza per la restaurazione di un ordine in Occidente ed in Medio Oriente.
Con la caduta del regime alleato, Putin avrebbe subíto un duro colpo e sarebbe stato costretto a ridimensionare le proprie mire imperialistiche. Israele si sarebbe liberata "del nemico" avrebbe facilmente avuto ragione dei terroristi che ne insidiano la pace e la sicurezza.
Trump aveva minacciato di intervenire contro l'Iran se avesse continuato a massacrare i manifestanti. Ma poi ci ha ripensato. Ragion di Stato? Inopportunità? Inopportunità, sì, di contrariare l'amico del cuore, Putin. E anche ritorsione nei confronti di Netanyahu che gli aveva garantito il Nobel per la pace (non so su quali basi) e che non aveva mantenuto la promessa.
Il bambino capriccioso e tiranno ha così tradito le speranze del mondo libero e abbandonato al massacro e alla schiavitù il popolo Iraniano.
La storia è la somma di sopraffazioni, iniquità e tradimenti. 80 anni di pace e ricerca della giustizia si sono infranti davanti alla regola ferrea che vale solo la legge del più forte e spesso più iniquo.
Enrico.b ha detto…
Sono state già fatte innumerevoli analisi sulla questione da fior di esperti di geopolitica e altre materie per cui non mi addentro nel discorso con inutili considerazioni.
Ho una sola convinzione ed è quella per cui fare della religione una ragione di Stato sia sempre deleterio.
Diventa il credo di quella religione a scrivere le leggi e i metodi per farle rispettare e quindi si arriva all'esaltazione di una ortodossia imperante che necessariamente va a limitare la libertà di quei cittadini.
Ma ve la immaginate da noi una Repubblica Cattolica d'Italia, peraltro con la massima autorità di quella religione avente sede a Roma ?

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