Gli unti dal livore

«Ricordare non deve diventare un rituale vuoto. Ricordare deve essere impegno e mandato politico. In Parlamento e per strada, senza se e senza ma». Questa frase non è tratta da un testo di Winfried George Sebald, l’autore tedesco scomparso nel 2001, che meglio di chiunque altro ha saputo rendere esplicito il debito forse insanabile che il popolo tedesco sente appunto di non aver ancora estinto. Soprattutto da un punto di vista storico e morale nei confronti del popolo ebraico, a oltre 90 anni dalle famigerate Leggi di Norimberga, varate dal governo del cancelliere Adolf Hitler nel settembre 1935. A pronunciare queste parole lo scorso 27 gennaio è stata infatti Julia Klöckner, non a caso l’attuale presidente del Parlamento tedesco: il Bundestag. Per comprendere quanto serio sia questo proposito, del resto, non serve affatto conoscere l’opera omnia di Sebald. Bastava invece recarsi, in queste giornate, per le strade della capitale della Germania e apprezzare le iniziative legate a #WeRemember. Quella del 2026 è stata la decima volta consecutiva, infatti, da che il Congresso Ebraico Mondiale (WJC) organizza la campagna globale così denominata a ricordo dei sei milioni di morti nei lager nazisti. La più grande iniziativa digitale di commemorazione della Shoah, in grado di raggiungere in tal modo milioni di utenti in tutto il mondo. Oltre ai tradizionali convegni e conferenze tenute soprattutto nelle scuole di ogni ordine e grado, attraverso proiezioni e installazioni tridimensionali poste presso i principali spazi pubblici berlinesi, infatti, la metropoli ha visto le facciate dei propri ministeri e soprattutto della Porta di Brandeburgo ospitare in maniera permanente sia l’hashtag, sia scritte evocative. Un modo del tutto contemporaneo e per nulla retorico di rendere visibile la cosiddetta Memoria nei luoghi più frequentati della città. Frutto di una piena integrazione tra tecnologia e impegno civile, svoltasi appunto sotto l’alto quanto unanime patrocinio del Parlamento presieduto dalla Klöckner. Certo, anche in Germania c’è chi ancora minimizza la portata del genocidio nazista: per esempio il partito in ascesa nazionale della destra estrema Afd. Ma in Germania funziona così: non ammetti pubblicamente di essere un partito totalmente anti-nazista? È una cosa estremamente grave. Allora non partecipi. Così, per esempio, il Parlamento regionale del Brandeburgo che, delegando le celebrazioni della Memoria 2026 presso il campo di sterminio di Sachsenhausen alla locale Fondazione per i monumenti celebrativi, i rappresentanti di Afd, semplicemente, non li ha fatti invitare. Poi c’è il problema neppure troppo residuale dei gruppi neonazisti delle regioni settentrionali che si affacciano sul mar Baltico. Ma in Germania funziona così: metti a ferro e fuoco una città nel corso di una manifestazione? La Polizei spacca le teste, indipendentemente che i manifestanti inneggino al ritorno di Himmler, oppure alla beatificazione dei martiri di Hamas. In Germania, semplicemente, la polizia fa la polizia, senza che nessuno pretenda che faccia invece la Croce Rossa Internazionale. Né fascisti, né razzisti: soltanto Forze dell’Ordine al servizio della sicurezza dei cittadini tedeschi che, con le loro tasse, pagano i loro stipendi. Cittadini consapevoli dell’impegno senza deroghe che imparano a prendere fin da bambini, con le visite obbligatorie scolastiche ai lager, di proseguire a fare i conti con il proprio passato. Una sorta di “fine pena mai” portato avanti di generazione in generazione, a dispetto dei decenni che separano le ultime da quelle pagine buie e indelebili della propria storia, che anagraficamente non hanno mai conosciuto e delle quali, obiettivamente, non portano colpa. Analogamente, in quello stesso 27 gennaio, la leader della ormai terza generazione di un partito politico dall’origine inequivocabilmente fascista, ma oggi sempre più allineato al modello di destra conservatrice europea, Giorgia Meloni, ha ritenuto di proseguire nell’opera di abiura dalle radici dittatoriali del secolo scorso, iniziata dal suo primo mentore Gianfranco Fini nel 2003. Ribadendo: «In questa giornata torniamo a condannare la complicità del regime fascista nelle persecuzioni, nei rastrellamenti, nelle deportazioni – queste le esatte parole pronunciate dalla presidente del Consiglio, alla presenza del Capo dello Stato nella giornata della memoria celebrata nel nostro Paese - una pagina buia della storia italiana, sigillata dall’ignominia delle leggi razziali del 1938». Per poi ribadire ancora, a proposito dell’antisemitismo di ritorno, ormai dilagante e dilagato nel Paese «il nostro impegno per prevenire e combattere ogni declinazione di questa piaga, che avvelena le nostre società e ha l'obiettivo di demolire i principi di libertà e rispetto che sono alla base della coesione sociale». Parole delle quali si potrebbe al massimo diffidare, nell’ostinazione di una guerra continua tra parti rosse e parti nere, ma sulle quali dovrebbe essere impossibile per chiunque non concordare. E invece no, se è vero come è vero che sempre il 27 gennaio 2026 – giornata della Memoria – la principale componente della sinistra italiana, ossia il PD, è riuscito a portare a termine il suicidio annunciato di «Apparire – come bene ha descritto il Foglio in edicola il giorno seguente - il partito che non vuole la Legge sull’antisemitismo», lasciando il merito opposto proprio alla destra moderata di Taiani, addirittura alla Lega di Salvini che ha redatto il testo base della futura legge ma, soprattutto, alle camicie nere (anche quando sono bianche) della sempre detestata Meloni. Votando, nella perenne rincorsa di 5stelle e Sinistra – Verde contro il testo base sull’apposita Legge, proposto appunto dal leghista Massimiliano Romeo. Più che un suicidio un’eutanasia, meglio, conseguente all’aver fatto strame della proposta redatta da Giancarlo Del Rio, ritenuta dai vertici Dem un peana a Israele. «Unto da Israele» è stato addirittura definito l’ex ministro riformista, da un gruppetto di pro – pal in servizio permanente, che vigilava davanti alla sede PD del Nazareno. «Peccato – ha commentato con amarezza Del Rio – non conoscono la mia storia personale in favore del dialogo sempre volto alla pace in Medioriente». Magari, verrebbe da dire al senatore, se di Storia ignorassero soltanto la sua.

Commenti

Rosario Failla ha detto…
Il veleno di oggi? Ce lo serve Maurizio!
​Avete presente quelli che si svegliano con la missione divina di odiare anche il citofono? Ecco, nell'ultimo pezzo, Maurizio ci regala un ritratto spietato (e comicamente accurato) de "Gli unti dal livore".
​Se il vostro feed sembra un incontro di wrestling tra persone che hanno scambiato la bile per il caffè, questa lettura è il detox di cui avevate bisogno. Maurizio analizza, affonda il colpo e ci ricorda che il fiele, alla fine, macchia solo chi lo lancia.
​Mettetevi comodi e godetevi lo spettacolo (prima che arrivi un "unto" a commentare).
Nadia Mai ha detto…
"In Germania la polizia semplicemente fa la polizia"
Ho avuto un moto di approvazione entusiastica nel leggere questa frase.
Non serve "l'uomo forte", basta un governo ed un parlamento che sappiano distinguere la giustizia dall'errore e sappiano far rispettare la legge (evitando gli eccessi trumpisti).
Grazie Maurizio.
Enrico.b ha detto…
E' proprio vero che a commemorare si fa presto ed è comodo ed è visibile, mentre a ricordare si fa più fatica.
Il solo ricordo non ti porta all'attenzione dell'opinione pubblica e degli elettori come invece l'organizzazione a tutti i livelli, di manifestazioni di commemorazione di quella strage che fu il genocidio.
Però faccio notare che all'opinione pubblica andrebbe "ricordato" che il vedere pubblicamente manifestarsi per le strade del nostro paese di commemorazioni fatte all'urlo di "Presente!!" con il braccio destro alzato non è per niente GIUSTIFICABILE.
Vorrei sentire pronunciata, una volta per tutte e da parte di tutti, una solenne abiura per quei comportamenti incivili che snaturano un "ricordo" vero di un periodo nefasto della Nostra storia.
Caspita, non parliamo di avvenimenti accaduti secoli fa e non possiamo accettare che il nostro ricordo venga messo in contrapposizione con modi di fare squallidi e irrispettosi della Storia e della Costituzione.
E siamo pure arrivati al punto di invitare Casa Pound e formazioni neonaziste all'interno della Camera dei Deputati.
Prima il ricordo e così sia Sempre !!!



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