Dell’idiozia

Ho fatto un sogno. Mi stavo scusando con Cesare Mirabelli, ex presidente della Corte Costituzionale, insieme a Sabino Cassese, che di quella Corte è giudice emerito e ancora, in qualità di ex presidente della Corte stessa, stavo chiedendo scusa soprattutto al professor Augusto Barbera, con cui ho avuto il piacere di interloquire alcuni anni fa, durante un incontro con gli studenti, organizzato dal giornale locale che dirigevo. Nel sogno mi schernivo dell’essermi presuntuosamente allineato col loro pensiero, in qualità di aspirante balilla che voterà Si al prossimo referendum costituzionale, sulla riforma della Magistratura. Consapevole di essere in buona compagnia, sempre sognando mi ero infatti accomodato a rispettosa distanza da quei tre saggi, sulle sedie dell’ultima fila riservate – nella sede di CasaPound, diventata ormai centrale operativa dei comitati a sostegno del Si - alla parte sempre più considerevole dell’area riformista del centrosinistra, alla quale mi sforzo di considerarmi storicamente vicino e, soprattutto, con cui mi illudo di immaginare un sempre più improbabile futuro per il nostro Paese. E ancora in sogno li ho ascoltati parlare, dal tavolo presidenziale posto sotto all’immagine di quello che è stato il più illustre presidente della Corte predetta, il comandante partigiano socialista Giuliano Vassalli, per l’occasione collocata tra quella del Führer sulla destra e quella del Duce sull’altro lato. Li ascoltavo spiegare il perché, tutti noi, in quanto definiti equivalenti ai fascisti poiché sosteniamo le ragioni del Si, in realtà al prossimo referendum dovremmo votare No. Altro che Si. Come bene ha riassunto Claudio Cerasa, infatti, anche lui presente nel mio sogno a CasaPound in veste di moderatore. «Il caso della riforma della Giustizia costituisce un corto circuito clamoroso per il fronte antifascista, perché ciò che il referendum si propone di cambiare se vinceranno i Si – ha spiegato il direttore de Il Foglio (per davvero, non in sogno, sul suo giornale di giovedì scorso) – è esattamente un ingranaggio del sistema giudiziario introdotto dai fascisti». Non quelli attualmente al Governo e arrivati da Marte, però. Quelli autentici, che si rifacevano al Regio Decreto n.12 del 1941 il quale, all’articolo 190, sanciva inequivocabilmente che: «L’unicità della Magistratura è all’origine, mentre solo dopo si distingue in Giudicare e “Requirere”». L’esigenza di poter disporre di due funzioni nello stesso ruolo – ossia di due mansioni nello stesso corpo – è infatti tipico e soprattutto coerente con una forma di governo autoritario e corporativo che, dice ancora Cerasa: «Diffida dei contrappesi, preferendo la compattezza dei Poteri». Per questo quando si affronta il tema in questione, che è soprattutto tattico, prima ancora che politico, occorrerebbe «Il coraggio di dire – ha proseguito il giornalista – che rafforzare la terziarietà dei giudici, e ridurre la logica del corpo unico è una grande battaglia antifascista». Come pure antifascista è liberare, una volta per tutte, la magistratura in quanto (presunto) Potere imparziale dello Stato, dal giogo ricattatorio e ideologizzato delle correnti, che tra il resto ne condizionano di fatto le nomine del Csm. E sempre a proposito dell’organo autoreferenziale di disciplina dei magistrati, è un’idea antifascista quella di voler disporre di due Consigli Superiori della Magistratura eletti a sorteggio: uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. Eliminando così l’idea originaria di un «Centro unico di potere interno», nominato sulla base delle varie appartenenze e di fatto incontrollabile. Cos’altro è, del resto, attualmente il Csm – concludeva Cerasa - se non un «Impianto corporativo, autoritario ereditato appunto dal fascismo?». Senza contare che un voto referendario davvero antifascista – con buona pace dell’Anpi – sarebbe quello che consentirebbe, attraverso il Si, di perfezionare la terziarietà del giudice peraltro richiamata proprio dall’articolo 111 del Dettato Costituzionale. Completando così la riforma che non a caso porta la firma di Giuliano Vassalli. «Senza la separazione delle carriere la mia riforma non funzionerà», aveva detto il futuro ministro della Giustizia in un’intervista rilasciata nel 1987 al Financial Time. Fa sorridere, per quanto amaramente, che con l’eventuale vittoria dei Si, a portare a termine il disegno illuminato di un giurista medaglia d’argento al valore per i meriti acquisiti durante la Resistenza, sarà invece un governo di segno opposto. L’ennesimo regalo fatto alla destra, in procinto di attribuirsi la paternità di un giusto provvedimento trasversale che riguarderà appunto il futuro di tutti i cittadini. Una ricostruzione sicuramente irriverente, la mia, che prova a trovare giustificazione nel fatto che in queste ore un grande partito politico, schierato in favore del No, per quanto autodefinitosi democratico, sta sostenendo l’indegna equiparazione dei fascisti, con chi per le ragioni che ho citato al referendum del prossimo marzo voterà Si. Lo ha sentenziato con chiarezza la segretaria del PD, Elly Schlein: «Chi vota non è bene accompagnato», ha sostenuto scatenando così le comprensibili, consuete, reazioni furibonde tra le sue fila. Lo ha detto qualche giorno fa, riferendosi alla dichiarazione pro Si rilasciata dai frequentatori – quelli veri, non quelli che ho citato io nel sogno - di CasaPound. Niente male come capacità di analisi. Ma non serve ricordare alla diversamente democratica Schlein, che all’epoca del referendum del 2006 voluto dall’allora premier e segretario del partito Matteo Renzi, il PD votò esattamente come CasaPound. Senza che per questo alcun avversario politico sano di mente, rilevasse contiguità tra le due assai diverse realtà. Sarebbe invece utile spiegare a Elly Schlein, con tanta calma, che se accusa quanti votano Si di essere come i fascisti, non è un’antifascista. E' un'idiota.

 

 


Commenti

Antonio D. ha detto…
Ho letto con grande piacere l’ultimo tuo “messaggio” sul prossimo referendum costituzionale, quindi Non entro nelle considerazioni che fai e nei riferimenti a personalità’ di altissimo valore e alle loro convinzioni nel merito.
Quello che vorrei segnalare è la seguente domanda che faccio a me stesso e farei ai cittadini italiani che dovranno decidere: c’è il referendum, lo sai ? e poi: ai a votare, vero ? e poi: hai capito per cosa si vota?
Se riceviamo 3 si, stiamo tranquilli: qualunque sarà l’esito sapremo che viviamo in una società’ dove la democrazia e la civiltà’ ha radici profonde e , direi, ormai consolidate (non vedo pericoli da brutti personaggi provenienti da Marte …)
Se invece riceviamo anche solo un no, vuol dire che chi ci rappresenta (qui intendo tutte le istituzioni) hanno sbagliato e continuano a sbagliare a interpretare il proprio ruolo “democraticamente “ ricevuto “.
Non si portano a casa consensi incutendo paura o dubbi nei cittadini , ma diffondendo la conoscenza di valori, di principi , di esempi positivi.
Per esempio Anche il fatto che dovrà’ essere “ben specificato “ nel quesito referendario l’articolo, il comma, ecc. ….. “ che senso ha ?
Il cittadino comune andrà’ a soffermarsi su cosa c’è’ scritto sulla scheda di voto ?
O, invece, è’ un modo indiretto per non fare capire nulla e diffondere l’idea che tanto “ è’ inutile che te lo spiego, è’ tempo perso … “
ed allora la gente , o meglio , i cittadini titolari del potere supremo , sono ondivaghi ( almeno quelli che vanno ancora a votare ) e una volta stanno di qua’ , una volta di la’ , ma votano con la pancia e non con la testa , mentre gli altri ( che ormai sono la maggioranza ) vanno all’Outlet perché’ ci sono le promozioni e mangiano un buonissimo hamburger che gli fa’ tanto bene alla salute .
In definitiva, si è’ persa ancora una occasione per crescere.
Grazie per quello che scrivi ,
ogni volta è’ una lezione .
NDia Mai ha detto…
Dando ragione ad Antonio D, dichiaro di essere una di quelli che voteranno di pancia.
Un bel SÌ che viene dal profondo. Non ho né la competenza né la voglia di entrare nei meandri dei vari sofismi di chi prima era per la separazione delle carriere e ora, per opportunismo di parte, incita a votare No.
Mi fido di Sabino Cassese e di Falcone.
Mi fido meno della predisposizione ad andare a votare dei sostenitori del SÌ. Potremmo anche essere in maggioranza, ma siamo meno determinati. La fazione del NO ha più motivi per andare a votare, sintetizzati nel logoro ma efficace "piove governo ladro".
Ecco, spero che a Marzo orde di votanti SÌ si rechino alle urne brandendo i vessilli della giustizia e della verità .
Enrico.b ha detto…
A prescindere dalla idee più o meno giuste o più o meno giustificate o giustificabili che i vari fenomeni, che si presentano sui teleschermi, ci propinano e che tirano comunque sempre l'acqua al loro mulino senza un minimo di obiettività e di chiarezza, credo che se dovessi davvero vivere un "incubo" come quello interpretato da Maurizio nelle sue considerazioni non saprei se al risveglio ingoiare un "Imodium", un "Oki" o un "gastroprotettore".
Sono una vera malattia quelli che cercano la tua approvazione intortandoti di parole, promesse di vera giustizia e facendo passare quello che andrebbe a loro favore come una vera svolta di vita per noi umili cittadini.
Lasciamo che le persone votino SI o NO in coscienza, informandosi e soprattutto leggendo la Costituzione che finora ci ha tutelati e tenuti liberi.
Speriamo di non sbagliare.

Post popolari in questo blog

200 volte NO

Liceo Pol Pot

Cacciateli