Detta perbene
È ormai assodato che anche a proposito di questo prossimo referendum costituzionale, quanti intendono farlo fallire non entreranno mai nel merito storico, tecnico e giuridico della questione, giacché da questo punto di vista è ormai fin troppo evidente che non possiedono alcun argomento serio e credibile a sostegno del proprio No. Il gioco è vecchio, ma sempre efficace. La si butta in politica. Promuovendo durante la campagna promozionale un voto appunto non riferito al quesito da cui dipenderà il futuro (quale che sia) di un determinato ramo istituzionale del Paese, che interesserà nel quotidiano tutti i cittadini, bensì al gradimento, o meno, del Governo in carica. Così è stato per la consultazione del 2006, con le successive dimissioni dell’allora premier Matteo Renzi, così si tenta di fare (inutilmente, a detta dell’interessata), con l’attuale presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni, alla cui vittoria elettorale del 2022 l’Opposizione non è ancora riuscita a rassegnarsi. A dire il vero, però, i fautori del No più che in politica sembrerebbero volerla buttare in rissa, nel tentativo per ora abbastanza maldestro di rovesciare il tavolo della discussione. Proponendo paure destituite di ogni fondamento, supportate soltanto da slogan che vedono quasi sempre comparire il trinomio Meloni – Repressione - Fascismo e che poco, o nulla hanno a che vedere con ciò di cui si dovrebbe invece parlare. Ossia su cosa si dovrà votare. Per esempio la panzana delle panzane, ovvero la madre di tutte le menzogne, secondo cui la riforma oggetto della consultazione di fine marzo, sarebbe stata concepita (dal governo fascista Meloni) «Per sottoporre i magistrati al potere politico». Inutile, ovviamente, sperare che quanti se ne riempiono la bocca possano, in qualche modo, indicare a quale pagina, in quale riga, con quali parole tale proponimento sarebbe scritto, o anche solo intuibile. Per il semplice fatto che questa panzana, ovviamente, dalla Legge non è prevista. Così come manca la possibilità di arrivare a questa pericolosa ipotesi neppure dopo – a eventuale vittoria dei Sì – secondo quanto invece terrorizzano da molti. Ossia mediante l’ipotetica approvazione di una successiva Legge attuativa intesa appunto a ingabbiare i giudici. In primo luogo non è possibile perché, se a sovvertire ciò che la Costituzione sancisce e difende come equilibri tra Poteri, bastasse una Legge ordinaria, non ci sarebbe stato bisogno da parte dell’attuale maggioranza di imbarcarsi in una complessa riforma di questo tipo, subordinata appunto alla successiva quanto incerta consultazione popolare. Al ministro della Giustizia Carlo Nordio, infatti, sarebbe bastato farsi primo firmatario di una proposta di Legge, per l’appunto ordinaria, intesa a ripristinare il vecchio testo dell’ordinamento giudiziario dell’articolo 69, così come da precedente alla riforma “Vassalli” di fine anni ‘80. Ossia sostituendo con “sotto la direzione” l’attuale: «Il Pubblico Ministero esercita sotto la vigilanza del Ministro per la grazia e giustizia, le funzioni che la Legge gli attribuisce». E chissà se lo sanno i sostenitori duri e puri del No alla “riforma repressiva e asservente della Magistratura al governo fascista della banda Meloni”, quale testo era in vigore prima della riforma “Vassalli”? Quello voluto dal fascismo del duce Benito – ma pensa un po’ - che la carriera dei magistrati la voleva unica appunto per poterla meglio dirigere, nel processo non a caso definito “inquisitorio”. E però: chissà se lo sanno i sostenitori duri e puri delle ragioni del No, strenui difensori della Costituzione forse mai letta per intero, eppure sempre citata negli articoli ad hoc il perché, anche in questo caso, la manovra liberticida ai danni delle Toghe, ordita da Nordio e camerati non sarebbe possibile? Per il semplice motivo che mai e poi mai, in Italia, si potrebbero promulgare leggi ordinarie che rendano i giudici subordinati all’esecutivo, in quanto qualsiasi provvedimento orientato a limitare, condizionare, o impedire l’autonomia di un Potere dello Stato, sarebbe immediatamente dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale. E reso inefficace il giorno successivo sempre da quella stessa Corte Costituzionale di cui sono stati membri e presidente i più volte citati Sabino Cassese e Augusto Barbera. Per i quali, pur sostenendo entrambi (e per fortuna tra i tanti) le ragioni del Si, potrebbe sembrare obiettivamente eccessivo, persino a Nicola Gratteri, inserirli per questo tra «Gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata, tutti centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente». Così come appunto elencato dall'ex PM di Catanzaro nella sua ultima, conciliante, teoria. Pertanto, consapevoli del rischio che passare dalla rissa all’insulto sia un attimo, si teme che Barbera e Cassese non possano che essere annoverati nella categoria di riserva. Correttiva e integrativa del delirio sopracitato, indicata a sostegno dell'attuale procuratore generale di Napoli, dal patrono di tutti i manettari Marco Travaglio. Quella delle «Persone perbene, disinformate dalla propaganda del Sì, che non hanno capito di fare il gioco di indagati, imputati e massoneria deviata». Due coglioni, insomma.

Commenti
Che bello poter leggere , approfondire i temi e farsi una “ idea “ ; disponibili a confrontare le impressioni creatisi con l’altra parte ;
che bello sarebbe !
Purtroppo non è’ così ‘ , siamo sommersi da slogan e, in taluni casi anche di offese o, addirittura, minacce .
Tutti ciò’ non può’ che ingenerare confusione e , temo, disaffezione al voto .
A questo punto, da uomo di marketing , proporrei di tralasciare gli aspetti tecnici e storici ( difficili da comprendere e assimilare perché’ oggi ha massa vuole messaggi brevi e di effetto che possano attirare l’attenzione , e buttarsi su un solo aspetto :
andare a votare è’ un DIRITTO , difendilo , ed anche un DOVERE , quanto meno per tutti coloro che hanno sacrificato la loro vita per la nostra democrazia.
Quindi esorterri le varie associazioni i che si ritrovano , giustamente, a celebrare e ricordare i fatti e gli uomini e le donne ,eroici , che mi consentono di scrivere queste mie considerazioni, le tue e di tutti coloro che lo vogliono fare liberamente al bar, al lavoro , con sms, con post, al supermercato, a scuola …a scendere in piazza e manifestare a favore della libertà , della democrazia, e poi che prevalga chi ha preso più Consensi .
Io sarò’ ben lieto di accettare il volere del popolo , avendo la certezza che vivo on un paese libero, democratico e d’esempio per il mondo intero.
Concordo invece sull'invito ad esercitare il diritto/dovere di voto
e spero che gli Italiani andranno in massa alle urne a Marzo.
Anche perché, credo, più sarà alta l'affluenza, più probabilità avrà il SÌ di prevalere.