Tafazzi d’Italia

A consentire di non perdere tempo con chi grida al consueto complotto del Governo, è stato proprio lo stato maggiore di Askatasuna. La solita solfa che anche in questa occasione sta accusando il ministero degli Interni di aver provocato la violenza di piazza a Torino lo scorso sabato, limitando volutamente il potere di intervento della Polizia contro i guerriglieri urbani di Askatasuna e dintorni. Per generare in tal modo (e c’è mancato un pelo) morte e devastazione, così da poter inasprire la fantomatica repressione delle manifestazioni pacifiche. Un delirio assoluto, non fosse altro perché almeno finora, da che governano i fascisti da Marte le proteste e gli scioperi sono stati sempre regolarmente autorizzati in tutta Italia. Nella sua rivendicazione, infatti, Askatasuna attraverso un messaggio postato sul padre di tutti i portali antagonisti, InfoAut, ha fatto proprio il «Successo al di là di tutte le aspettative, riscosso dal corteo nazionale contro lo sgombero del centro sociale». Senza alcun distinguo, quindi, tra pacifici e violenti, in quanto si sarebbe trattato – detto da Askatasuna e non dalla Cgil, da Avs, oppure dal PD – di «Un fatto politico enorme». Senza nascondersi – va loro riconosciuto - dietro all’alibi degli “infiltrati” per i quali, invece, tutti gli altri soggetti chiamati in causa per eccesso di indulgenza verso i trentennali occupanti abusivi del centro sociale, invocano oggi la forca. Quasi fosse salvifica delle proprie responsabilità indirette. Prendersela però con Askatasuna, perché fa Askatasuna sarebbe ridicolo, oltre che inutile, almeno quanto il ribattere alle solite litanie tese a minimizzare coi «pochi facinorosi, che rovinano la festa». Alle quali, obiettivamente, dopo decine di manifestazioni in cui la devastazione urbana puntualmente succede, non crede più nemmeno chi ogni volta quelle balle se le suona e se le canta. Una cosa, semmai, verrebbe invece da dirla a proposito di quanti, riferendosi sempre ai “pochi violenti”, accusano le Forze dell’Ordine di non «Averli fermati prima». Hanno ragione. Andavano fermati tre decenni fa. Una risposta, invece, dovrebbe fornirla il Governo a una domanda semplice, semplice, che scaturisce da considerazioni logiche, ancora più elementari. Cominciamo infatti col dire che, se è vero, come è vero che tutti potevano prevedere i fatti successi sabato scorso a Torino, non era perché preveggenti, bensì per esperienza pregressa degli attacchi a: Unione industriali, Leonardo e da ultima La Stampa. Ancora di più, tuttavia e per paradosso, a comunicare ufficialmente la dichiarazione di guerra allo Stato aveva provveduto, all’indomani dello sgombero, direttamente lo storico leader di Askatasuna, Giorgio Rossetto. «Spero che la risposta sia adeguata – aveva spronato i suoi via radio – Penso che anche a Vanchiglia (il quartiere dove sorge l’immobile occupato ndr) ci siano i margini adeguati a logorare lo schieramento avversario». Più chiaro di così, non si poteva. A prova di deficiente persino. E allora, considerato che a tale categoria sembrerebbero non appartenere sia il ministro degli Interni Matteo Piantedosi, sia tantomeno quello della Difesa Guido Crosetto, è spontaneo chiedere: perché, consapevoli di tale situazione critica, a baluardo della difesa cittadina destinare così pochi poliziotti?  Perché non predisporre, inoltre, anche la presenza dell’Esercito? Autorizzata con un decreto ad hoc, se serviva, tenuto conto che il tempo per emanarlo c’era tutto. Un’operazione - sia detto a beneficio di chi veste coi colori dell’arcobaleno - che non avrebbe in alcun modo implicato i rastrellamenti nelle case, né le deportazioni via mare verso l’Albania e, tantomeno, l’applicazione della Legge Marziale. Bensì un semplice dispiegamento di mezzi blindati, posti ai due lati del solo percorso autorizzato dalla Questura, dove sarebbe passato il corteo dei manifestanti che venivano in pace. Una teoria di uomini e mezzi in grigioverde, utile soltanto a impedire l’inserimento alla chetichella - peraltro certificato dalle immagini - dei diversamente pacifici black bloc tra la folla. Che così sarebbero stati immediatamente riconoscibili. Isolati e con il martello in mano, a chiedersi sotto quale lato dei propri pantaloni, iniziare a colpire per primo. Perché il Governo non lo ha fatto? Per non essere accusato dall’Opposizione di aver militarizzato Torino. Non scherziamo. Per farlo, alla vigilia della manifestazione, ai duri e puri che «Cioè, vabbè, si tratta di un bene comune», è stata sufficiente la sola presenza della Polizia. E in mancanza della pioggia, contro il governo ladro, forse sarebbero bastati anche i vigili urbani.  

Commenti

Rosario Failla ha detto…
Amico Maurizio, il tuo "Tafazzi d'Italia" su quel blog è un capolavoro masochista che spacca! Come il mitico bulgaro col suo "pam-pam" ai gioielli di famiglia, tu ci martelli con satira tagliente sull'Italia che si autoflagella da sola – geniale e dolorosamente vero!

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