Post

Tafazzi d’Italia

Immagine
A consentire di non perdere tempo con chi grida al consueto complotto del Governo, è stato proprio lo stato maggiore di Askatasuna . La solita solfa che anche in questa occasione sta accusando il ministero degli Interni di aver provocato la violenza di piazza a Torino lo scorso sabato, limitando volutamente il potere di intervento della Polizia contro i guerriglieri urbani di Askatasuna e dintorni. Per generare in tal modo (e c’è mancato un pelo) morte e devastazione, così da poter inasprire la fantomatica repressione delle manifestazioni pacifiche. Un delirio assoluto, non fosse altro perché almeno finora, da che governano i fascisti da Marte le proteste e gli scioperi sono stati sempre regolarmente autorizzati in tutta Italia. Nella sua rivendicazione, infatti, Askatasuna attraverso un messaggio postato sul padre di tutti i portali antagonisti, InfoAut , ha fatto proprio il «Successo al di là di tutte le aspettative, riscosso dal corteo nazionale contro lo sgombero del centro socia...

Entrata a martello

Immagine
Non vale la pena di perdersi nei why e nei because, come sempre inascoltati, della prevedibilità di quanto è puntualmente accaduto lo scorso sabato,  31 gennaio, a Torino , quando ci sono di mezzo i centri sociali. Non vale la pena di ripetere le inutili constatazioni, sulla manifestazione che ha visto ventimila torinesi protestare contro la recente chiusura della struttura occupata abusivamente di Askatasuna . Disposta dal Comune a guida centrosinistra per motivi di sicurezza edilizia, eppure definita frutto di una di repressione governativa che consente di chiudere «luoghi di alterità», di militarizzare una città senza motivo (eccettuati quelli di cui ai titoli di tutti i media il giorno dopo), impedendo ogni forma di dissenso. Eccettuato, tuttavia, quello di dissentire liberamente in una protesta di piazza, contro la chiusura disposta dall’Amministrazione di centrosinistra, per motivi di sicurezza edilizia del centro sociale occupato abusivamente da Askatasuna . Non vale la p...

Gli unti dal livore

Immagine
«Ricordare non deve diventare un rituale vuoto. Ricordare deve essere impegno e mandato politico. In Parlamento e per strada, senza se e senza ma». Questa frase non è tratta da un testo di Winfried George Sebald, l’autore tedesco scomparso nel 2001, che meglio di chiunque altro ha saputo rendere esplicito il debito forse insanabile che il popolo tedesco sente appunto di non aver ancora estinto. Soprattutto da un punto di vista storico e morale nei confronti del popolo ebraico, a oltre 90 anni dalle famigerate Leggi di Norimberga , varate dal governo del cancelliere Adolf Hitler nel settembre 1935. A pronunciare queste parole lo scorso 27 gennaio è stata infatti Julia Klöckner, non a caso l’attuale presidente del Parlamento tedesco: il Bundestag . Per comprendere quanto serio sia questo proposito, del resto, non serve affatto conoscere l’opera omnia di Sebald. Bastava invece recarsi, in queste giornate, per le strade della capitale della Germania e apprezzare le iniziative legate a...

Gli ultimi

Immagine
Era il novembre del 2025 quando la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ( foto ), incurante delle leggi dell’aritmetica che vedevano il centrodestra vincente in 13 regioni contro sei, si era dichiarata «Pronta a governare». Facendo si, con questa affermazione, che la premier Giorgia Meloni si girasse dall’altra parte del metaforico letto politico, sicura di poter continuare a dormire sonni tranquilli per almeno i prossimi dieci anni. Un termine che potrebbe persino aumentare, quanto meno a giudicare dalle continue, reiterate, assurde spaccature interne, che affliggono il Partito Democratico ogni volta che ci sia da operare una scelta, per così dire, unitaria. Non solo quelle che interessano i rapporti di forza in seno al cosiddetto campo largo (politicamente un camposanto), ma sempre più spesso quelli interni. In un crescendo di antagonismi correntizi ai limiti del grottesco, non più riferibili soltanto a temi dove il dibattito interno potrebbe essere utile, oltre che le...

Falce e tastiera

Immagine
Forse, soprattutto in queste ore, il nome di Amini Masha ai difensori degli oppressi e dei discriminati che tanto abbondano nel nostro Paese dovrebbe dire ancora qualcosa. Forse. Perché la memoria storica delle cose che ci accadono a distanza, spesso è davvero labile. Soprattutto se sono storie scomode da ricordare, perché riguardano Paesi da considerare con cautela, prima ancora che con distacco. Era il 13 settembre 2022 quando Amini fu prelevata dalla polizia cosiddetta morale di Teheran e rinchiusa di un centro cosiddetto di rieducazione, perché il velo che indossava le lasciava scoperti un po’ di capelli. Un vezzo che secondo gli inquirenti dello ayatollah poteva causare un infarto. Almeno stando alla motivazione del decesso che tre giorni dopo comunicarono ai suoi familiari. Un infarto devastante, evidentemente, i cui sintomi rilevati però dai sanitari del Kasra Hospital della capitale iraniana, riconducevano a un’emorragia cerebrale dovuta a percosse. Degli scontri che ne segui...

Separati in toga

Immagine
Immaginiamo che un professionista di qualsiasi categoria, sbagliasse 108 dei suoi lavori su 169. E poi immaginiamo ancora che l’anno successivo ne sbagliasse un ulteriore quarto del totale: 131 su 409. Qualora accadesse, è da ritenersi altamente improbabile che ciò potrebbe consentire a questa persona di godere dell’autorevolezza necessaria a farlo considerare un campione di conoscenza del proprio mestiere. Difficilmente, inoltre, verrebbe da credere che a un mediocre del genere potrebbe essere consentito di pontificare attraverso i mezzi di informazione più importanti, su ciò che (in ragione delle ricadute sociali del proprio lavoro), sarebbe meglio per i cittadini. Impensabile, infine, che un palmarès di insuccessi come quello sopradescritto possa dare adito a un suo avanzamento significativo in carriera. E invece no. Tutto questo non succede se, per esempio, il lavoro svolto è quello di Amministratore delegato di un carrozzone statale. Come non ricordare, infatti, la buona uscita pe...

Non arabiamoci

Immagine
Partiamo da una regola aurea attribuita al sistema di informazione di tipo anglosassone, prima che persino la BBC venisse colta con le mani nel sacco delle notizie per così dire taroccate, a proposito dei copia e incolla vocali coi quali sono state recentemente manipolate affermazioni del presidente americano Donald Trump. Distinguere i fatti dalle opinioni. Ed è sicuramente un fatto, per esempio, che sempre per restare nel Regno Unito, il primo ministro (laburista!) Keir Starmer abbia posto dallo scorso anno, il movimento cosiddetto della “Fratellanza musulmana” sotto stretta osservazione, propedeutica alla sua possibile messa al bando  per violazione delle vigenti Leggi antiterrorismo. Va detto, infatti, che la Gran Bretagna costituisce lo storico laboratorio logistico e intellettuale dei “Fratelli musulmani”, come dimostrano i numerosi comuni di Sua Maestà guidati da sindaci che si riconoscono in tale realtà politico – religiosa. Analoga situazione si respira in Francia. A Parig...