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L'ultimo della classe

Separati in toga

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Immaginiamo che un professionista di qualsiasi categoria, sbagliasse 108 dei suoi lavori su 169. E poi immaginiamo ancora che l’anno successivo ne sbagliasse un ulteriore quarto del totale: 131 su 409. Qualora accadesse, è da ritenersi altamente improbabile che ciò potrebbe consentire a questa persona di godere dell’autorevolezza necessaria a farlo considerare un campione di conoscenza del proprio mestiere. Difficilmente, inoltre, verrebbe da credere che a un mediocre del genere potrebbe essere consentito di pontificare attraverso i mezzi di informazione più importanti, su ciò che (in ragione delle ricadute sociali del proprio lavoro), sarebbe meglio per i cittadini. Impensabile, infine, che un palmarès di insuccessi come quello sopradescritto possa dare adito a un suo avanzamento significativo in carriera. E invece no. Tutto questo non succede se, per esempio, il lavoro svolto è quello di Amministratore delegato di un carrozzone statale. Come non ricordare, infatti, la buona uscita pe...

Un'Europa molto arabiata

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Partiamo da una regola aurea attribuita al sistema di informazione di tipo anglosassone, prima che persino la BBC venisse colta con le mani nel sacco delle notizie per così dire taroccate, a proposito dei copia e incolla vocali coi quali sono state recentemente manipolate affermazioni del presidente americano Donald Trump. Distinguere i fatti dalle opinioni. Ed è sicuramente un fatto, per esempio, che sempre per restare nel Regno Unito, il primo ministro (laburista!) Keir Starmer abbia posto dallo scorso anno, il movimento cosiddetto della “Fratellanza musulmana” sotto stretta osservazione, propedeutica alla sua possibile messa al bando  per violazione delle vigenti Leggi antiterrorismo. Va detto, infatti, che la Gran Bretagna costituisce lo storico laboratorio logistico e intellettuale dei “Fratelli musulmani”, come dimostrano i numerosi comuni di Sua Maestà guidati da sindaci che si riconoscono in tale realtà politico – religiosa. Analoga situazione si respira in Francia. A Parig...

Gli immaduri

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La settimana dell’arroganza si sta chiudendo nel peggiore dei modi. In un gioco al rialzo che è tipico di chi ha la forza ma non la ragione , per citare Salvador Allende , oppure di chi è disperato. Nel primo caso, il rimando al presidente del Cile assassinato durante il golpe del generale Augusto Pinochet , appoggiato dai servizi segreti statunitensi nel 1973 è obbligatorio. Quanto meno stando alla collocazione geografica parimenti sudamericana del Venezuela , dove invece le Forze Speciali degli Stati Uniti sono appena intervenute per porre fine al mandato presidenziale di Nicolás Maduro . Ma il parallelo tra le due vicende, tanto per essere chiari, finisce qui. Innanzitutto dal punto di vista della decisone interventistica diretta e per nulla originale assunta da Donald Trump. Il presidente americano, infatti, col suo atto di indubbia violazione del diritto internazionale – una materia che vale, però, solo quando conviene – non fa che aggiungersi a quanti lo hanno preceduto in tale...

Un altro anno da re

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Avere in comune qualcosa con il generale, onorevole, Roberto Vannacci è qualcosa che non mi entusiasma. Resta il fatto, però, incontrovertibile che non sono stati pochi gli italiani i quali - proprio come ha rivendicato con orgoglio l’autore del fondamentale “ Il mondo al contrario ” - lo scorso 31 dicembre hanno deciso, insieme a me, di non far parte di quei 10 milioni e 984 mila 577 che hanno ascoltato il tradizionale discorso di fine anno del Presidente della Repubblica. Un bel numero, senza dubbio, persino superiore di 250.000 telespettatori rispetto a quelli presenti davanti al video nel 2024. Un discorso che i media riferiscono molto apprezzato, avendo riscosso un plauso generalizzato e assolutamente trasversale. Motivo per cui, ieri sera, mi sono rassegnato ad ascoltarlo in differita, rilevando a mia volta come le ragioni di questo successo siano sicuramente più d’una. La principale delle quali, tuttavia, risiede nella studiata e affatto casuale banalità dell’ovvio presente nei...

Il silenzio degli indecenti

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No. Non ci aspettiamo le scuse dai tanti, che a noi pochi hanno riso in faccia quando abbiamo cercato di spiegare, che la fame dei bambini di Gaza e le condizioni generali in cui versano i palestinesi erano dovute al racket di Hamas . Non al perfido Israele che bloccava gli aiuti raccolti dai gonzi - quelli in buona fede - ma alla presunta cellula terroristica italiana, decapitata nei giorni scorsi dalla procura di Genova. E sempre a proposito degli utili idioti inconsapevolmente al servizio dei terroristi di Hamas, diciamo che per quanto possa sembrare offensivo definirli tali, l'alternativa sarebbe soltanto quella di dichiararne la connivenza criminale. Difficile, infatti, per chiunque abbia frequentato quelle piazze accecate dall'odio, non aver capito che inneggiare al 7 ottobre quale "data di inizio della resistenza palesinese" era la porcata indegna e mai condannata apertamente, di chi sputava sui cadaveri di oltre mille israeliani ammazzati innocenti nel sonn...

Babbi a natale

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Alcuni datano i primi segni tesi a indicare l'imminenza della fine del mondo, con la decisone delle maestre elementari di farsi dare del tu dai propri alunni. Altri, meno portati verso la pedagogia, ricordano l'inquietudine maturata nell' estate del 1990 , quella cosiddetta delle " notti magiche ", dovuta alle mutate forme di esaltazione da parte dei nostri giocatori in seguito alle reti segnate al mondiale di calcio disputato nel nostro Paese, ma perso poi per un soffio. Non più corse gli uni verso gli altri in un abbraccio sobrio, per quanto maschio, ma tutti uniti nella rincorsa folle del però imprendibile Totò Schillaci , il compianto bomber siciliano in forza alla Juve , lanciato dopo ogni suo goal come un indemoniato verso l'infinito. In mondovisione. Impietosa. Che del gioiello azzurro al galoppo metteva in risalto il solo bianco degli occhi spiritati e rivoltati all'interno. Quindi era stata la volta dei numeri impazziti sulle magliette dei calciat...

Askatafascio

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Si potrebbe parlare fino a domani delle prodezze di cui si vantano i frequentatori dei centri sociali, citando a braccio – nel caso dell’appena sgomberato Askatasuna di Torino  (foto) – gli scontri causati lo scorso novembre con il pretesto di impedire l’incontro di basket bolognese, cui partecipava la squadra di Tel Aviv . O quelli ottobrini di Roma , strumentalizzando il corteo pro Palestina per aggredire le Forze dell’Ordine e mettere a ferro e fuoco la capitale. E poi le varie devastazioni No Tav, quelle di Piacenza , Napoli , Milano e Venezia . Come pure all’estero dove, soprattutto in Francia e Spagna , sono stati più volte identificati diversi disobbedienti che si ispirano (non soltanto nel nome) ai separatisti baschi che furono. Un vero e proprio “Sistema Askatasuna” – così come lo hanno definito gli investigatori della Digos – che rimanda al civilissimo antagonismo dei suoi militanti, all’origine dei blocchi di stazioni ferroviarie, autostrade e aeroporti, coi quali han...