Co.Co.Compagni

Non vale la pena di esprimere ulteriori giudizi su un personaggio - Ilaria Salis - che da anni si fa beffe dei 300.000 gonzi che l'hanno votata facendola eleggere al Parlamento Europeo, nonostante le gravi accuse, le condanne definitive e i precedenti di polizia da lei maturati ben prima della sua attività di onorevole. Pregressi penali, s'intende, per i quali qualsiasi povero pirla non appartenente alla casta di cui Salis fa parte, ma che lei stessa intendeva abolire quando ancora nel Palazzo non c'era, ne starebbe probabilmente pagando le conseguenze. Intanto cominciamo col dire che si tratta dell'ennesima vicenda miserevole che coinvolge la pregiudicata - come la definirebbero dalle parti di Alleanza Verdi e Sinistra, ossia il suo partito, se si trattasse di un'avversaria politica - europarlamentare italiana, affatto privata e repressiva come la si tenta goffamente di far passare, bensì la violazione di una norma interna espressamente prevista dal Parlamento Europeo, riguardante i rapporti tra gli eletti e i propri collaboratori. Al massimo, tuttavia, si potrebbe riconoscere che il climax di cui si ammanta detto patatrac, piuttosto che tratto dal set di una spy story che veda coinvolti loschi figuri,  politici eccellenti e donne fatali, sembrerebbe invece più vicino al soggetto di una sexy comedy all'italiana anni '70, di quelle interpretate dall'indimenticato Renzo Montagnani (foto), affiancato da Serena Grandi. La trama vede la Salis e il suo portaborse numero 1 (di 4!) conviventi presso la stessa residenza i quali - sintetizzando - pizzicati casualmente nella medesima stanza di Hotel messa a eurorimborso, rivendicano il proprio diritto a dormire legittimamente,  insieme, dove meglio pare loro. Però non si può. O meglio, giusto o sbagliato che sia, per i tesorieri europei non si può reggere la borsa all'onorevole, percependo per questo uno stralauto compenso, se dell'onorevole stesso si è parente o convivente. Punto. E invece no. Col piglio capriccioso della bimba viziatella e vittimista colta con le mani nella marmellata, Euroilaria nel tentativo di giustificare la propria correttezza, rispetto a tale attività persecutoria, si è prodigata in arrampicate sugli specchi ai limiti dell'assurdo. Spiegazioni talmente puerili cui non crederebbe neppure uno solo dei pochi cubani cui, durante la recente gita istituzionale di un pomeriggio all'Avana, è riuscita a stringere forte la mano in segno di grande solidarietà. E fino a qui passi, ma il punto è un altro. Assai più grave. Le motivazioni per così dire surreali a sostegno della propria tesi, infatti, non sono state affidate da Salis a un post improvvisato sul suo sito e neppure sulla pagina personale di facebook. A fare da cassa di risonanza a bizzarrie del tipo: Ivan Bonnin non è il mio partner stabile - il cui dettaglio di un eventuale significato di senso compiuto, su queste righe non s'intende conoscere - è stato il primo quotidiano nazionale, ossia Repubblica, che ha dedicato a tale delirio un'intervista completa. Beninteso, un'intervista seria - con tanto di domande e risposte per quanto asservite e non quella tipo Gialappa's ad Alex Drastico, che ci si poteva e doveva invece aspettare. Affermazioni quali Lo conoscevo di vista prima della mia carcerazione in Ungheria, in seguito alla liberazione ho pensato che il suo curriculum fosse adatto al ruolo, accettate con l'aplomb con cui si sarebbe intervistata la regina Elisabetta d'Inghilterra, mentre raccontava del primo incontro col futuro principe di Galles. Senza scoppiare a ridere, neppure quando la palla delle rimostranze salisiane contro la morbosità verso la sua vita privata, passa proprio al compagno (in senso politco, giacché affettivamente parlando sembrerebbe a part-time) Bonnin. La domanda era semplice. Suonava più o meno così: "Come mai fino al giorno prima che il fatto venisse alla luce, lei risultava residente da lungo tempo con Ilaria Salis in una casa milanese?". Risposta: Ho mantenuto la residenza anagrafica a Milano anche perché il mio è un contratto part-time (Sempre quello di partner? ndr), ma sono regolarmente registrato in Belgio. E ancora - sempre a proposito della presenza dell'uomo nella sua stanza di Hotel - la deputata per caso: Non ho la scorta e così sono più tranquilla. Ora, tornando (sia pure con una certa fatica) per un attimo seri: ma è davvero possibile, pur nel segno di ogni garantismo possibile, per un partito politico degno di questo nome, come pure di quelli alleati, difendere una macchietta di questa portata? E' pur vero che a capo di Avs spiccano personaggi che si scoprono tutto d'un tratto alla guida di automobili ecologiche acquistate di nascosto dalle mogli, però a tutto ci dovrebbe essere un limite. E lo stesso Parlamento europeo: Bonnin si è appoggiato (anche qui non importa di oltre sapere) nella mia camera. Molti eurodeputati fanno così, costituisce un tale (quand'anche involontario) sputtanamento istituzionale, di cui persino il Pierino di Alvaro Vitali avrebbe provato vergogna a recitare. Resta il fatto, però, che alla fine di questa narrazione metafisica con inserto di supercazzola in si minore al centro, si resta di fronte a una sensazionale storia di amore e di anarchia da resuscitare, plaudenti, in un sol colpo (magari!) Mariangela Melato al braccio di Giancarlo Giannini. Per questo l'invito delle Scoordinate è quello a intraprendere un'azione trasversale tutti insieme, con appelli a reti unificate, verso l'Europarlamento. Affinché, variate le ferree quanto caste e castiganti regole amministrative, i tanti bravi e volenterosi Ivan e Ilarie sedute in emiciclo, non siano costretti a una novella quanto crudele Scelta di Sophie. Ossia subire gli effetti di una direttiva comunitaria di tipo per così dire ormonale, comportante un'astinenza di coppia sicuramente troppo dolorosa, ma ben retribuita,  oppure godere delle impagabili gioie del sesso. Da consumarsi però in assoluta povertà, fatta coerentemente di due cuori rossi (d'amore l'uno e di lotta l'altro) in affitto non corrisposto, all'interno di una capanna abusivamente occupata.

Commenti

Anonimo ha detto…
A volte vorrei essere come questi personaggi, perché nella loro eterna ricerca di alibi, vivono meglio.
Tua cognata.
Rosario Failla ha detto…
Che pezzo di Maurizio sulle ‘co‑co‑compagne’ europee!
Si legge ed è come vedere una spy story che si trasforma in una sexy comedy all’italiana: camera d’albergo fatta pagare dal Parlamento, portaborse‑compagno, convivenze registrate in Belgio “per lavoro”, scuse più deboli di una puntata di Gialappa’s.
Ma il punto è un altro.
Noi in Italia abbiamo ministri che vengono presi con le mani nella marmellata e si limitano a dire: «Dispiaciuti, non volevamo»… mentre altri, indagati per truffa allo Stato, continuano a volerci rappresentare e tutelare.
Abbiamo sottosegretari che rubano quadri, aprono ristoranti con pregiudicati, e hanno perfino abolito quasi del tutto l’abuso d’ufficio, l’unico reato dove il 99% degli imputati erano politici e amministratori pubblici.
Se il Parlamento europeo ci dà una regola un po’ bacchettona, noi ci teniamo al made in Italy:
regole rilassate, etica molle, e soprattutto la sana tradizione di esportare le nostre belle trovate anche oltre i confini dell’Ue.
Colgo l’invito delle Scoordinate: sì, deregolamentiamo tutto, così Ivan e Ilaria potranno finalmente vivere la loro scelta di Sophie ormonale anche a Bruxelles… e noi, intanto, continuiamo a farci rappresentare da chi ha già fatto scuola.
Nadia Mai ha detto…
Premetto che, ogni volta che leggo Salis, vado in confusione. Sbaglio o è Salis anche la sindaca di Genova e, mi pare, pure una giornalista assurta agli onori della cronaca per essere stata arrestata dal regime iraniano e, dopo la liberazione (imputabile al governo Meloni) essersi profusa in elogi di detto regime?
Salis, un nome, una garanzia (come quello di Albanese che ormai associa alcuni personaggi internazionali alle sciagurate posizioni della più nota e malfamata Albanese dell'ONU).
La mia memoria, da strumento prezioso, è diventata fonte di dubbi e incertezze. Comunque sia, se non è il nome Salis ad accomunare questi tre personaggi, essi si trovano uniti e collusi nella stessa ideologia deteriore.
Mi sento molto "tricoteuse" e mi capita di rimpiangere, non dico le esecuzioni di piazza, ma almeno la gogna.
Nadia Mai ha detto…
P.S. Tricoteuses erano le donne del popolo che assistevano in piazza alle esecuzioni capitali inneggiando al boia e continuando a sferruzzare.

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