L’Italia s’è pesta
Il sempre pessimo generale, onorevole, Roberto Vannacci nel suo altrettanto pessimo libro (si fa per dire) intriso di luoghi comuni sessisti e razzisti, con cui ha sparigliato la politica della Lega di cui è divenuto addirittura vicesegretario nazionale, per poi scomparire nell’attuale micropartito personale, almeno una cosa l’aveva azzeccata. Il titolo: Il mondo al contrario. Sul mondo, obiettivamente, il discorso si farebbe un po’ troppo grande, ma circoscritto all’Italia questo modo di dire sembra alquanto efficace. A fornirne un paio di prove recenti, non paia strano, la procura della Repubblica milanese. Il primo caso, di questi tempi, va detto che sembra davvero un voler spargere il sale sulle ferite del nostro ormai impresentabile calcio, dove la nazionale dei pensionati bosniaci ha appena escluso i nostri bambocci d’azzurro vestiti, dalla competizione mondiale per la terza volta di fila. I pubblici ministeri meneghini, nel frattempo, hanno invece deciso di mettere sotto inchiesta i vertici amministrativi del Comune di Milano – direttore generale in testa – per presunta turbativa d’asta, riferita alla gara indetta per riuscire a vendere ai privati l’ormai vetusto e antieconomico stadio comunale “Meazza”, meglio noto come San Siro. I dirigenti comunali, infatti, alfine di redigere un bando di gara pienamente rispondente ai requisiti dei quali dovrebbe essere dotato un impianto sportivo moderno, avrebbero interloquito preventivamente con i responsabili delle due blasonatissime squadre di calcio meneghine – Inter e Milan (foto) – che su quel campo, come è noto, giocano da sempre. Ora, se si trattasse di vendere un lotto immobiliare da radere al suolo, per poi edificare un megacentro commerciale, al cui bando di gara è ragionevole supporre che aderirebbero sicuramente decine di gruppi imprenditoriali, l’eventuale contatto preventivo con uno di essi da parte del venditore, costituirebbe inequivocabilmente un vantaggio rispetto agli altri concorrenti, turbandone, appunto, la conseguente asta. Ma in questo caso, ci si chiede, uno stadio ubicato a Milano, da vendersi col vincolo contrattuale di rinnovarlo senza modificarne la destinazione d’uso – uno stadio di calcio era e uno stadio di calcio deve restare – chi altri potrebbe essere interessato a comprarlo – secondo i zelanti investigatori della procura - se non esclusivamente le società calcistiche che detta struttura la gestiscono da sempre e in maniera esclusiva? Forse la Fiorentina, o il Real Madrid? Magari il Palermo? Oppure la squadra di Basket di Tortona, quando non addirittura il gruppo Bennet per annettere un supermercato a centro campo? Un’ipotesi di reato – a patto di voler usare il buonsenso investigativo - si dovrebbe misurare anche dall’intenzionalità dell’indagato di volerlo compiere. Ma in questo caso: a chi altri se non ai nerazzurri e ai rossoneri poteva e doveva essere chiesto un parere sul capitolato tecnico da porre alla base dell’asta pubblica, considerato che persino l’erba spelacchiata del “Meazza”, sapeva che sarebbero stati gli unici interessati a partecipare? D’accordo, facciamo le persone serie. Più facile a dirsi, però, visto il rinvio a giudizio per omicidio stradale ed “eccesso di zelo colposo nell’espletamento del proprio dovere”, dei carabinieri che nel 2024 sempre a Milano inseguirono due giovani fuggiti a un posto di blocco, terminato tragicamente con uno schianto costato la vita al passeggero sul sedile posteriore (Ramy Elgami ndr). A detta dei Pm, tuttavia, l’inseguimento della moto lanciata a velocità folle lungo otto chilometri di strada, in pieno centro, poteva essere evitato, oppure svolto mantenendo le distanze di sicurezza da parte degli inseguitori. E magari a sirene spente, per evitare di incorrere nel reato di schiamazzi notturni (art. 659 c.p.). Ma c’è di più: i carabinieri avrebbero dovuto astenersi dall’inseguimento – invece di eccedere, appunto, nell’espletare al meglio il “dovere” per il quale vengono pagati (assai poco) dai contribuenti – poiché “avevano già annotato il numero di targa dello scooter su cui viaggiavano i fuggitivi”. Sì, avete letto bene. Come non concordare? È, o non è risaputo, del resto, che chi forza o elude un posto di blocco, in genere è solito farlo col mezzo proprio, non certo con uno rubato? D’ora in poi quindi, seguendo pedissequamente la logica della procura milanese, fermarsi all’alt delle Forze dell’Ordine sarà facoltativo, purché naturalmente la targa sia leggibile, o magari appositamente ingrandita. Una buona notizia anche per chi rapina le banche. Se la targa risulterà bene in vista, non saranno più inseguiti da nessuno e, se non riconosciuti, neppure arrestati a posteriori. Per fuggire a razzo indisturbati e farla franca, basterà prendere la macchina del nonno.

Commenti
Non mi meraviglierei, tuttavia, di non aver ancora toccato il fondo fino a quando non saranno i malfattori a imporre ordini a chi deve gestire la sicurezza pubblica
Forse, ma sottobanco, in parte avviene già!!!
Sospetto però un briciolo di sadismo da parte sua nel ricordarci settimanalmente le nefandezze di cui è capace l'homo italicus (sapiens in generale, ma si fa per dire).
Adesso poi, con la vittoria del NO al referendum, i PM si sentono giustificati dall'investitura popolare e non avranno più remore a dare sfogo alla propria acredine giustizialista, aggravata anche dal risentimento e dal desiderio di rivalsa contro coloro he hanno osato mettere in discussione il loro potere illimitato (e mal riposto).