Il presidente è nudo

 

Qualche settimana fa un vecchio e stimatissimo fratello d’armi e di merende, mi provocava chiedendo un pezzo sulla grazia concessa dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Nicole Minetti (foto), già igienista dentale di Silvio Berlusconi e consigliera regionale lombarda, riguardo a una condanna non detentiva comminatale in conseguenza del caso “Ruby”. In quell’occasione, nel merito, mi ero dichiarato impreparato e tale mi sento adesso. Se non per dire che qualora Minetti per ottenere il beneficio di tale insindacabile, esclusiva prerogativa del Capo dello Stato, abbia addotto motivazioni false riguardo lo stato di salute del proprio figlio adottivo, meriterebbe il massimo disprezzo e persino la revoca della misura alternativa al carcere da cui è stata appunto graziata. Allo stesso modo, tuttavia, siccome la donna si è subito dichiarata innocente, respingendo ogni accusa e annunciando querela, come prassi abituale di queste righe anche in questo caso vale, su tutto e contro tutto, la presunzione di innocenza fino a prova contraria. E quindi, nel merito, aspetto sereno i fatti. Non il Partito Democratico, evidentemente, per bocca della responsabile Giustizia Debora Serracchiani che, appartenendo alla categoria di quelli che se trovano un rubinetto lasciato aperto, prima cercano il colpevole e poi tornano a chiuderlo, ha subito invocato in conseguenza del presunto scandalo le dimissioni del ministro Carlo Nordio. Ma per capire facciamo un passo indietro. Anzi, facciamone qualcuno. Il presidente Mattarella firma appunto a febbraio scorso la grazia a Minetti, scatenando l’interesse morboso del quotidiano dei forcaioli italiani in servizio permanente effettivo che – assecondando la propria claque giustizialista secondo cui la clemenza verso Minetti, equivale all’assoluzione postuma di Berlusconi – avanza dubbi e illazioni sulla regolarità dell’istanza. Il Colle pertanto – neppure fosse stato fulminato da una reprimenda della Corte Costituzionale – accusa il colpo e, nel tentativo di spegnere la scintilla che potrebbe incendiare la sua coda di paglia, reagisce in maniera scomposta provocando invece un incendio. I funzionari del Quirinale, infatti, dopo aver inviato un sollecito al ministro Nordio affinché appuri con urgenza la sussistenza di quanto riportato da «Un organo di stampa», si affrettano a spiegare che il presidente stesso «Non ha i mezzi per svolgere le indagini». Tradotto: Mattarella ha firmato alla cieca, fidandosi di quanto gli sarebbe stato propinato dal ministero di via Arenula. Se c’è colpa, quindi – perché al momento dai fatti non ne emergono ancora – non è colpa sua. E allora la colpa presunta indovinate di chi è? Ce lo spiega appunto Serracchiani, che invita la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a silurare il responsabile della grazia e della giustizia. Un ministero definito addirittura «Privo di guida e di controllo». Una valutazione giuridica autorevole, non c’è che dire, stilata da una persona laureatasi in giurisprudenza con una tesi addirittura in diritto commerciale cui Nordio – evidentemente punto nel vivo, nonostante possieda nel suo piccolo il medesimo titolo di studio – non ha mancato di rispondere. Invitando a un breve ripasso della materia la ex presidente della Regione Friuli – Venezia Giulia, che lo accusava di aver causato nel portare avanti l’istanza di Minetti una situazione «Di una gravità inaudita», Nordio ha sottolineato un piccolo particolare evidentemente sfuggito a più di qualcuno. Ossia quanto previsto dall’articolo 681 del codice di procedura penale in materia di provvedimenti relativi all’atto di clemenza presidenziale, per l’appunto denominato “Grazia”. Ossia che quando la relativa domanda perviene al ministero, gli uffici «Acquisiscono documenti e pareri dal Tribunale di sorveglianza, dalla Procura generale presso la Corte d’appello e del magistrato di sorveglianza del carcere se il soggetto è detenuto». Anche il provvedimento relativo alla grazia concessa alla signora Minetti, pertanto, è stato emanato e sottoscritto dal Presidente della Repubblica – come precisa in questo caso l’ufficio di presidenza nel suo comunicato stampa – tenuto conto di quanto espresso dal: «Competente Procuratore generale della Corte di appello in un ampio parere». Se un errore quindi c’è stato – un errore e non la fufa di cui allo stato attuale pontifica l’avvocata Serracchiani – questo non va imputato al ministro, né al suo capo di gabinetto, bensì alla magistratura nella sua essenza più pura. Quella delle procure tanto cara agli amici di falce e manetta. Quelle che non pagano mai, neppure quando toccano gli intoccabili. Come in questo caso, dove a rischiare di finire con le mani sporche di marmellata è proprio Sergio Primo, quando conviene semplice notaio passacarte super partes di procedure fatte da altri, quando non conviene fiero oppositore di provvedimenti di legge non graditi e strenuo difensore di categorie che sanno perfettamente come difendersi da sole. Stando ai dati resi noti dagli uffici di presidenza, nei due settennati che volgono al termine, infatti, Sergio Mattarella ha finora esaminato 2525 istanze di clemenza, rigettandone 1342 e disponendo l’archiviazione di altre 1148. Il totale delle grazie concesse a vario titolo ammonta pertanto a soli 35 provvedimenti. Con enorme rispetto della persona e soprattutto grande senso delle Istituzioni riteniamo pertanto nostro diritto di cittadini, quello di far notare al presidente Mattarella che questi numeri stanno a testimoniare una consueta, doverosa, attenzione da parte sua rispetto a ciò che firma e non la mera sottoscrizione di un foglio, da parte di chi «Non dispone di mezzi per indagare». Quindi, gentilissimo signor Presidente, se in questo caso un errore c’è stato, spiace doverLe fare notare che in buona parte è un errore anche Suo.

Commenti

Rosario Failla ha detto…
Grande Maurizio, articolo da Oscar! 😂 Noi italiani: santi pure Giuda! Minetti graziata (innocente fino a prova contraria, ovvio), ma con controlli zero e un pasticcio da film Netflix. E il Quirinale firma alla cieca, mentre il ministro della Giustizia Nordio – pardon, dello Spritz – passa i calici senza assaggiare? Epica!
Nadia MAI ha detto…
Non ho parole.
Che il Quirinale si documenti su Il Fatto è di per sé sintomo di istituzioni allo sbando.
Che del dossier Minetti si sia fatto un caso nazionale riportato e discusso dai media e nei talk è evidenza di quanto sia piccola la politica in Italia (e nel mondo).
Manca persino un certo humour britannico: in un vecchio libro letto molti anni fa un politico di Sua Maestà intendeva accusare un avversario di essere omosessuale. A chi gli faceva notare che non fosse vero rispose "certo che non lo è. Se lo fosse non mi permetterei di dirlo".
Anonimo ha detto…
Ciao Maurizio ti allego un piccolo pensiero dell'illustre avvocato Sinagra. (tua cognata).

NORDIO-MATTARELLA E LA GRAZIA ALLA MINETTI
Al centro del dibattito politico e di cronaca para-giudiziaria vi è la questione della grazia concessa dal figliolo di Bernardo Mattarella alla nota Nicole Minetti, già igienista dentale di Berlusconi.
Per evitare le consuete nebbie mistificatorie è bene precisare che poco rileva la veridicità o meno della esistenza di un minore uruguaiano adottato dalla igienista dentale.
Intanto bisogna dire che all'adozione avrebbe concorso anche Giuseppe Cipriani jr., convivente della igienista dentale.
Quello che rileva è, sul piano tecnico giuridico, solamente il fatto che la complessiva condanna della Minetti era di tre anni e 11 mesi e dunque, con il solito giochino degli affidamenti in prova ad attività sociali e benefiche (si fa per dire), l'igienista dentale in galera non ci sarebbe mai andata come mai in precedenza era stata ospite del governo nelle carceri nazionali.
Ciò che rileva, rileva sul piano della morale che sommamente deve presiedere alla decisione d conceder grazia.
Ebbene, il nostro beneamato Capo dello Stato ha dato la grazia ad una persona (ben nota alle peggiori cronache nazionali) condannata per l'infamante reato di favoreggiamento della prostituzione; la seconda condanna per peculato appare, in confronto, trascurabile.
L'ineffabile Presidente di questa sventurata Repubblica, rinchiuso nelle torri eburnee del Palazzo quirinalizio e negli ovattati sussurri, ignora evidentemente quante donne madri naturali di minori si trovano in carcere per scontare la condanna.
Il nostro Eroe dei due Mondi (da Castellammare del Golfo a Roma) ha ritenuto di graziare l'igienista dentale del reato più squallido e più infamante qual è quello del favoreggiamento della prostituzione.
Mi domando quale sia il metro morale del canuto vegliardo garante della Costituzione ma, dati i precedenti, non quella italiana.
E' su questo piano che va valutata l'intera vicenda e che va valutata la condotta dei magistrati della Procura Generale di Milano, del Ministro della Giustizia e del Capo dello Stato. Così, semplicemente e senza infingimenti.
Il dorato ospite del Quirinale, dopo lo scandalo denunciato dal "Fatto Quotidiano", è corso ai ripari e ora, raccapricciando sull'orlo dell'abisso, chiede urgenti chiarimenti al Ministro della Giustizia. Un classico esempio di "pezza che è peggio del buco".
Ma c'è di più e di peggio: il sommo Collega di Re Vittorio Emanuele II in quanto novello "Padre della Patria", ignora anche che vi è un uomo detenuto nel carcere di Rebibbia per scontare una condanna per un reato a dir poco nebbioso e più delle solite "nebbie in Val Padana", e cioè "traffico di influenze". Dio solo sa cosa significa.
Ma di quest'uomo ingiustamente detenuto il nostro beatissimo Capo dello Stato non si cura. E se anche l'uomo in questione, Gianni Alemanno, ha avuto la dignità di non chiedere mai la grazia, l'uomo del Colle ben sa che la grazia può essere concessa anche d'ufficio, senza domanda.
E infine, né i magistrati, né il Ministro della Giustizia e né il Capo dello Stato hanno considerato che il citato Giuseppe Cipriani jr. (leader nel settore alberghiero e della ristorazione) risulta, come si usa dire, "commensale abituale" e cioè frequentatore del più noto ancora Jeffrey Epstein che risulta morto come io sono un'Aquila Reale.
Questa è l'Italia. Il triste spettacolo continua.
Augusto Sinagra

Post popolari in questo blog

Liceo Pol Pot

Una vicenda di merda

Lo Stato e le canaglie II