Mi cadono le braccia
Ci
sono persone cui dovrebbe andare l’unanime, assoluta, ammirazione per la
dedizione che riservano alla cura del proprio corpo, anteponendola a qualsiasi
altra priorità. Una preservazione della propria salute, però, che non deve
ingannare conducendo a conclusioni affrettate e semplicistiche che sconfinano
nella demagogia. Stiamo parlando, infatti, di una evidente applicazione
estensiva e specifica del concetto di habeas corpus, intesa appunto come
locuzione latina medievale atta a garantire per il soggetto interessato la
disponibilità integra del proprio corpo. Non da presentare alla Corte che deve
giudicarlo, secondo appunto il senso originario del verbo, bensì in questo caso
da preservare affinché l’eletto possa risponderne all’elettore di cui è appunto
il rappresentante in Parlamento. È sicuramente in questo senso che va
interpretata la recentissima richiesta dell’onorevole Valentina
D’Orso (foto Youtube TV) – deputata del Movimento a 5 stelle – presentata al
presidente di turno della Camera, intesa a ottenere più che legittime pause tra
una votazione e l’altra, per ritemprare il fisico. Una richiesta che non si fa
fatica a ritenere dettata da un senso di responsabilità assoluta, in un’ottica economicistica
che si presume indirizzata – anche - alla preservazione del bene stesso, in
ragione non soltanto del predetto elettore, bensì del contribuente italiano più
in generale e a carico del quale gravano i circa 14.000 euro mensili rubricati
alla voce “emolumenti del parlamentare”. Una richiesta peraltro consapevole, dove
va riconosciuto all’interessata grande ragionevolezza nel «Chiedere di
cadenzare delle brevissime pause tecniche ogni tanto». Ragionevole, ma rigorosamente argomentata, nel
coinvolgere i colleghi affinché vincano l’eventuale ritrosia a mettersi in
gioco su un tema tanto delicato. «Io non so voi – li ha incoraggiati la donna -
ma pure alternando le mani quindi le braccia, ne risento visto il ritmo
convulso delle votazioni». Una richiesta accorata, ma comprensibilmente intransigente,
foriera di una denuncia cui la deputata in quota “Giuseppi” ha ritenuto appunto
obbligatorio chiamare a raccolta (quanto meno morale) anche gli altri onorevoli.
«Vorrei chiedere: c'è un risentimento lungo il braccio, addirittura fino alla
schiena e alla cervicale che accusate anche voi?». Una domanda retorica
rispetto alla quale ogni risposta sarebbe risultata superflua e per questo
subito saltata dalla rappresentante grillina la quale, sia pure
comprensibilmente estenuata, ha sentenziato un perentorio: «Per cui secondo me
ogni tanto fermarci e lasciar riposare le braccia sarebbe una cosa buona e
giusta». Un sermone solenne, insomma, rispetto al quale già così sarebbe
impossibile dissentire. A maggior ragione dopo aver ascoltato il resoconto
della inaspettata presa di coscienza che, superata la sorpresa, ha consentito
alla “cittadina” D’Orso di anticipare l’equivoco nel quale stava precipitando. «Io
non pensavo che bisognasse fare allenamento fisico – ha commentato la
parlamentare - per sedere nei banchi del Parlamento. Io pensavo – ha precisato
invece - che questo fosse un luogo dove in qualche modo si sviluppasse un'attività
intellettuale». Lontano dal voler
favorire ogni qualsiasi tipo di polemica strumentale quindi, Valentina D’Orso
si è preoccupata di dettare l’agenda delle richieste necessarie per superare l’impasse.
«Evidentemente abbiamo bisogno della palestra – ha elencato
competente - perché dobbiamo irrobustire le spalle, le braccia, i polsi, le
mani per potere dare seguito a questo flusso di votazioni». Per poi prodursi in
un appello di personale modestia finale, capace di fugare ogni dubbio sulla
reale, obiettiva, doverosa, motivazione alla base di un’istanza che all’apparenza
poteva persino apparire bizzarra: «Vi chiedo di tenere in considerazione – ha chiosato,
umile, l’onorevole Valentina - per la nostra salute fisica questo
tipo di richiesta. Grazie». Prego. Verrebbe forse da rispondere con immeritato sarcasmo.
Se non fosse che a poche ore di distanza da questa vicenda, surreale per
difetto, la realtà di chi alla realtà si sforza ostinatamente di rimanere
attaccato, ha portato in dote la brutta notizia della morte di Alex Zanardi. Non
sarà questo il frangente, però, dove aggiungere retorica vuota sull’uomo, sul
campione e soprattutto sull’esempio che Alex è stato in materia di superamento
delle avversità della vita. Se non per evidenziare il rimpianto di non averlo
potuto contare, tra le tante onorificenze al merito della Repubblica che ha
avuto, anche tra i senatori a vita del nostro Paese. Poi però lo si immagina muto,
in quell’aula grigia, ascoltare impotente gli interventi e le richieste dei più. Quanto basta
a capire che è stato meglio così.

Commenti
Se l'onorevole (?) Valentina d'Orso appartenesse ad un partito serio, penserei ad un intervento ironico, satirico e persino sarcastico contro l'abuso del voto di fiducia da parte del governo.
Essendo essa, invece, riconoscibilmente grillina (e peggio ancora contiana) interpreto alla lettera il suo grido di dolore e mi aspetto che invochi, alla prossima seduta, l'assimilazione del ruolo di parlamentare ai lavori usuranti.
Il contrasto con la figura di Alex Zanardi è stridente e umiliante.
Carissimo Maurizio,
ho letto con attenzione quanto hai scritto e, devo dirtelo, ho fatto fatica a leggere fino in fondo,
più volte tentato – durante la lettura – di non proseguire e abbandonare perché mi pareva che stessi sprecando la tua grande capacità di osservazione e critica dei fatti contemporanei , oltre che del tempo , ad un argomento che potevi liquidare in due minuti : certi incarichi , si proprio incarichi ( non a caso questo termine ne contiene uno più piccolo ma significativo : CARICO , quindi pesante, duro da sostenere, che richiede volontà e spirito di sacrificio, ecc …) che si ottengono a seguito di un atto di fiducia , vanno misurati con un altro metro, anzi non vanno misurati, perché sono infiniti … : finché ce la faccio, , do il massimo ! , e avresti trovato l’immediato consenso da tutti coloro che ti leggevano.
Ma ho tenuto duro e sono arrivato alle ultime righe, dove ho capito il ragionamento che stava alla base della tua lunga analisi e ho trovato la giustificazione , hai tirato dentro Alex ( mi fermo al nome perché è sufficiente !).
Sprecato per questo confronto ? forse si, o forse no : Lui certamente si sarebbe comunque prestato anche per una cosa cosi minima all’apparenza, ma grande se approfondita come hai saputo fare tu.
Non voglio aggiungere nulla a quanto si è già detto e scritto su quella persona , aggiungo solo di essere fiero di essere un connazionale di una tale persona e allo stesso tempo rammaricato per quanto avrebbe meritato ancora di piu’ di quanto riconosciutogli in vita.
Non fa nulla !
Ha dato un esempio , e gli esempi ci sono sempre stati per dare aiuto a chi non sa da solo come affrontare la vita.
Grande Alex.