Pedi Pal
Tra
le cose più incredibili che mi siano capitate in tempi recenti, di quelle per
intenderci che difficilmente e con ragione potrebbero finire sui giornali, come
pure appassionare l’attenzione di chi ha problemi più seri, tipo quello di
pagare le bollette della luce, c’è la tessera di socio che mi è stata negata da
parte di un’associazione animalista di cui, per il rispetto che devo ai loro ospiti
non umani, eviterò di fare il nome. Non il motivo, però. Camuffato da una
formula del tipo: «Per alcune tue posizioni pubbliche assunte», dopo accorate
richieste di chiarimento, ho appurato che il diniego era dovuto - nientemeno –
alle mie opinioni più volte espresse su questo blog a proposito dell’attuale
vicenda palestinese. E, segnatamente, a quelle sempre negate dalle piazze
Pro Pal riferite alle responsabilità di Hamas, come pure quelle sul ributtante
ridimensionamento a “sbaglio” della mattanza compiuta il 7 ottobre 2023 sempre
dai medesimi banditi. Posizioni, in effetti, che a similitudine di quanto
accaduto a molti, mi avevano già fatto perdere più di una amicizia evidentemente
assai poco amiche, ma che almeno potevano riflettere (sempre secondo la logica
tormentata di chi mi ha abbandonato) un modo di pensare che, per la sua
gravità, impediva di proseguire un normale rapporto interpersonale. Cosa invece
potessero pregiudicare, da un punto di vista di impegno animalista, queste opinioni
non mi è stato dato di sapere. Una storia personale, la mia, fatta di
pubblicazioni, saggi, eventi e conferenze in favore dei diritti degli animali,
cancellata in un istante dall’assenza di condivisione Pro Pal. Una vicenda
miserabile, quindi, che non ha inciso certo sulla mia vita di tutti i giorni, ma
emblematica di quella stessa mentalità illiberale, secondo cui, ventennio
fascista durante, potevano lavorare – quindi ottenere i requisiti per poter
essere parte della società civile – soltanto gli iscritti alle corporazioni.
Aggravata, dopo l’emanazione delle Leggi razziali, dal decretare la scomparsa
dalla vita pubblica (e purtroppo dalla vita stessa) di chiunque – tra gli altri
indesiderati – fosse di religione ebraica. Non importava, infatti, che il
soggetto fosse stato per esempio il miglior uomo e professionista del mondo,
fino a quel momento stimato e rispettato dall’intera comunità. Era ebreo e pertanto,
da quel momento, tutto il resto non contava più. Era finito. Tra gli altri “indesiderati”
del Terzo Reich, poi, c’erano gli omosessuali. Che però, finiti a migliaia (sia
pure con un simbolo al braccio diverso dalla stella di David) nei medesimi
lager dove si eliminavano i giudei, quei “diversi” erano almeno considerati
uguali nella propria diversità. Non più oggi, almeno da parte dei neofascisti
del pensiero unico. Il solo che conta. Il loro. È il caso del Roma Pride
in programma il prossimo 20 giugno, da cui il comitato LGBTQIA+ organizzatore
della parata gay 2026 ha escluso il gruppo (e carro annesso) LGBTQIA+
Keshet. Ossia la realtà omosessuale ebraica. Il prossimo 20 giugno, quindi,
come lo scorso 25 aprile. Con l’allontanamento della Brigata partigiana
ebraica dalla manifestazione nazionale per gli 80 anni dalla Liberazione
dal nazifascismo, scandito al grido di «siete solo saponette mancate», da
parte dei nuovi nazifascisti. Anche il 20 giugno prossimo, pertanto, non
conterà quanto il movimento ebraico abbia fatto finora in materia di
liberazione per gli omosessuali, quanto abbia combattuto per conquistare il
diritto a vivere la propria sessualità come e con chi si crede. No, il solo
valore preso in considerazione dagli organizzatori LGBTQIA+ Kefia è di
tipo politologico - semantico. Ossia la presa di posizione non pienamente
rispondente ai parametri lessicali fissati dall’accademia della crusca de
noantri nella sua sede di Gaza City sul termine “Genocidio”, da parte
appunto dell’omologo gruppo ebraico, quale motivo sufficiente a impedirne la già prevista partecipazione all'evento. Un film dell’orrore la cui sceneggiatura
non avrebbe potuto scriverla in questi termini deliranti, ma efficaci, neppure
George Orwell. Ma che purtroppo finisce invece per ritorcersi, con gravi
conseguenze, non soltanto su questi insigni linguisti forse più idioti che
neofascisti, bensì sull’intero movimento e sui valori che esso promuove. Già il
pregiudizio sociale verso tali temi, infatti, è purtroppo ancora molto forte persino
quando vengono rappresentati in forme meno coreografiche del Pride. Figuriamoci
se riferite a sofismi dialettici dei quali, a gran parte dell’opinione pubblica
importa anche meno della tessera che, nonostante il pedigree, inappellabili mi hanno negato i
Pedi Pal.

Commenti
Come si possa negare una tessera a Maurizio da parte di un'associazione animalista, mi lascia senza parole e quasi senza fiato.
Il conformismo, l'adesione acritica al pensiero unico sono segnali di una catastrofe umanitaria in corso. Una regressione all'età delle caverne e alla società tribale.
Ma le tribù sono ormai di dimensioni planetarie e ne usciremo solo imitando i lemmings che si suicidano in massa gettandosi dai fiordi.
Sarà il surriscaldamento del clima, in senso proprio e figurato.
sai che io ho il dono della sintesi e quindi non sono in grado di esporre come sai fare tu temi e concetti mettendoli a confronto e portando chi ti legge a sue libere conclusioni dettate dalla logica.
Qui il problema , a mio avviso , è’ che siamo purtroppo ritornati indietro di alcuni decenni ( almeno per quanto riguarda il mondo occidentale - perché’ per una grandissima altra parte non si è’ progredito in nulla - ) e, anzi , mentre quando eravamo giovani noi si discuteva e comunque non si condividevano le azioni violente (NESSUNA ESCLUSA ) e si cresceva confidando in futuro migliore , nonostante vivessimo la paura conseguente alla “ Guerra Fredda “.
Avevamo però fior fiore di insegnanti , esempi , in tutti i campi , che a loro volta discutevano e ci aiutavano a progredire .
Purtroppo mi pare che oggi noi viviamo di ricordi , cerchiamo ( tu in particolare) di tenere vivo il senso critico , liberare e laico ma ti scontri ( o meglio non ti comprendono) con quelli che questo senso critico non lo hanno sviluppato ( o meglio : nessuno glielo ha insegnato ) : ecco perché ti esorto a continuare con il tuo coraggio, la conoscenza e l’equilibrio che dimostri nelle tue riflessioni : diffondere sapere e conoscenza e senso critico contribuisce a crescere e a consolidare la democrazia e la società’ civile.