Pro Padolf

Ingenuamente, eufemismo di “a voler essere proprio coglioni”, si sarebbe potuto pensare che la marcia pro Palestina che si è appena tenuta a Milano, fosse finalmente indirizzata a prendere atto di importanti novità venute alla luce in queste settimane che, per quanto scarsamente – o per nulla – pubblicizzate, potrebbero contribuire a ristabilire un quadro minimo di verità su quanto finora narrato. Innanzitutto, come modestamente (ma non ci voleva molto) si era detto a suo tempo anche su questo blog, le dichiarazioni di Karim Kan. Ossia del procuratore capo della Corte penale internazionale il quale, dopo un anno di indagini, ha ammesso che «Non ci sono prove sufficienti per accusare i leader israeliani di genocidio a Gaza». Un’ammissione assai forte, che trova ulteriore rafforzamento nella spiegazione implicita dei motivi alla base di questa errata, ricorrente, infamante accusa: «Sarebbe sconsiderato procedere solo per la pressione pubblica». Ma la vera e propria bomba mediatica che avrebbe dovuto far esplodere innanzitutto le coscienze dei progressisti e, in particolare, del mondo femminista, rimasta invece inesplosa nei magazzini del materiale che “gli altri non pubblicano” è stata rinvenuta lo scorso 12 maggio. A confezionarla, dopo un’indagine durata due anni, la Commissione civile sui crimini sessuali commessi da Hamas il 7 ottobre contro donne e bambini, che ha redatto il rapporto intitolato Silenced No More. Si tratta di un’organizzazione indipendente senza scopo di lucro, fondata per sensibilizzare la comunità internazionale e promuovere la giustizia, guidata da Cochav Elkayam-Levy, esperta di diritti umani e diritto internazionale. Basato su una documentazione a dir poco sterminata, comprendente almeno 10.000 fotografie, 1.800 ore di riprese video e 430 interviste, il rapporto dimostra che i macellai di Hamas hanno studiato a tavolino almeno 13 schemi ricorrenti di tattiche di terrore basate su torture e violenza sessuale finalizzate a «terrorizzare vittime, famiglie, comunità e la società israeliana nel suo complesso». Non episodi di isolata brutalità, quindi, bensì crimini perpetrati appunto secondo modalità ricorrenti, che rivelano «una componente strutturale della strategia di guerra». Atti di estrema crudeltà e sadismo, diffusi tramite web per intensificare l’umiliazione degli individui e della società israeliana, riassumibili appunto in 13 capitoli di cui vale la pena – purtroppo – citare i tioli. Si elencano infatti nel documento:

-        - Stupro, stupro di gruppo e altre forme di aggressione sessuale;

-        - tortura sessuale, comprese ustioni e mutilazioni intenzionali;

-        - spari deliberati al capo, al volto e all’area genitale;

-        - omicidi ed esecuzioni, successivi alla violenza sessuale e di genere;

-        - abusi sessuali post mortem, umiliazione e profanazione dei corpi;

-        - nudità forzata ed esposizione pubblica;

-        - ammanettamento, legatura e immobilizzazione delle vittime;

-        - esposizione pubblica e parata di donne e bambini;

-       -  rapimento di madri e bambini;

-        - violenza sessuale e di genere in presenza o nelle immediate vicinanze di familiari;

-      - riprese video e diffusione digitale della violenza sessuale e di genere, compreso l’uso dei social media per documentare, glorificare e amplificare le atrocità;

-        - minacce di matrimonio forzato;

-        - stupro e altre forme di violenza sessuale contro ragazzi e uomini.

Filmati aberranti, spiega ancora la Commissione, nei quali i “nuovi partigiani” – come sono spesso stati definiti dalle piazze antagoniste - si sono ripresi mentre compivano aggressioni, rapimenti, uccisioni e profanazioni di corpi. Oppure video nei quali vengono presentate donne e corpi femminili quali trofei di guerra. Comprese quelle di persone anziane a loro volta rapite il 7 ottobre e con indosso i soli abiti da notte. Immagini in molti casi inviate direttamente alle famiglie degli ostaggi che ne hanno così appreso la sorte. Roba che neppure i nazisti, verrebbe da dire, nonostante la cacciata vergognosa della brigata partigiana ebraica dalle manifestazioni dello scorso 25 aprile, al grido democratico e rispettoso della Memoria scandito dalla massa in kefia d’ordinanza: «Siete solo saponette mancate». Da qui sembra pertanto essere sorta la necessità, anche artistica, di un accostamento di questi ultimi con gli epigoni del terzo reich, che ha in qualche modo riequilibrato – o meglio prospettato – una nuova e appunto più veritiera visione della tragedia di Gaza e dei suoi veri responsabili, tesa a ribaltare il racconto distorto e menzognero nel quale le vittime finiscono col diventare carnefici e viceversa. A rappresentare questa situazione ha infatti provveduto l’ultima opera murale dell’artista aleXsandro Palombo. Una serie disseminata in più punti del percorso, di ritratti di Adolf Hitler in kefia araba e fascia al braccio inneggiante all’odio, plaudente in maniera simbolica (foto) a quanti sfilavano provenienti da piazza XXIV Maggio. «Una sequenza di immagini – nella interpretazione autentica rilasciata dal writer milanese – che richiama i meccanismi della propaganda, della radicalizzazione e della normalizzazione dell’odio nel dibattito pubblico contemporaneo». Dell'efficacia esercitata dalle parole di Palombo sui manifestanti è difficile dire, ma il senso di quell’immagine è potuto sfuggire solo a chi non lo ha voluto vedere.


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Commenti

Nadia Mai ha detto…
Buongiorno Maurizio, buongiorno a tutti.
La riflessione più triste che si possa fare sui fatti del 7 Ottobre è che nessuno dei "galantuomini" che hanno compiuto la strage e le violenze provi il minimo senso di colpa, ma si senta di fatto giustificato e glorificato nel nome di Allah.
Questa è la religione "di pace" che la cultura woke blandisce ed è pronta ad adottare nel decadente Occidente.
Seguo distrattamente la tv ma non mi pare sia stata data rilevanza al verdetto della Corte Internazionale dell'Aia che sancisce che NON vi sia stato genocidio a Gaza da parte di Israele. E neppure Silenced no More riesce ad avere la visibilità necessaria.
Non ci resta che sperare in una vittoria militare eclatante di Israele contro i suoi nemici nell'area e nel mondo. Ma, con tante forze coalizzate contro di lui, e con un alleato come Trump, dubito che vincerà.
Antonio D. ha detto…
Bravo Maurizio ,
ti dico innanzitutto grazie per la tua puntualità’ ed obiettività’ con cui ci tieni informati dei fatti che capitano ma che , in mancanza di “corretta “ informazione ( … che nostalgia dei TG di una volta DEL SERVIZIO PUBBLICO ) , possono sfuggire ai più’ .
Dal 7 ottobre del 2023 non ho mai dimenticato quanto solo Mentana aveva tentato di raccontare ( ti invito a vedere lo speciale che aveva trasmesso) .
Purtroppo la guerra non è’ mai una bella cosa ed e’ quasi inevitabile che possano accadere anche fatti da condannare.
Credo che sia stato sbagliato L’approccio all’argomento : chi sta’ da una parte e chi dall’altra e chi se ne frega di tutto , con quelli che se ne approfittavano per esaltare i propri simpatizzanti .
Difficile suggerire qualcosa , forse si dovrebbe accettare l’idea che l’ascolto dell’altro e la disponibilità anche , eventualmente, a cambiare idea per un progetto condiviso e’ l’unica strada per raggiungere la meta : quella idealizzata da John Lennon 🤝
Antonio D. ha detto…
… vorrei precisare il mio pensiero perché ‘ penso di non essere stato chiaro : quando parlo di un suggerimento al dialogo è’ rivolgo agli stessi che sono rimasti in silenzio come tu hai rimarcato , nonostante le ultime e chiarissime immagini e documenti diffusi ;
Con i criminali invece non si discute ; si mettono prima possibile in condizione di non nuocere più’ !
Enrico.b ha detto…
Dopo la Shoah e le bastardate dei nazifascisti venne dato corso al processo di Norimberga dove numerosi gerarchi vennero condannati per i loro crimini.
Credo sia il momento che i vari FIGURI, da tutti conosciuti, vengano resi inermi, incarcerati e processati. Finirebbero le guerre con buona PACE per tutti.
Forse è troppo semplicistico, ma darebbe i suoi frutti.

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