Storturatori

Togliamoci subito il dente: una democrazia compiuta, quale quella di Israele, è tale se e quando rispetta le regole della convivenza internazionale, trattando i propri prigionieri secondo le regole del diritto. Questo indipendentemente da chi essi siano, da quali siano le loro intenzioni prima della cattura, dal tipo di reato che hanno commesso. È questa la differenza che intercorre appunto tra Giustizia e vendetta, tra la sanzione e la barbarie. Per questo non è ammissibile che per il reato di omicidio, per esempio, in Israele oggi possano essere previste due pene diverse – una delle quali addirittura di morte – qualora l'assassinio stesso, per quanto aberrante, sia avvenuto a Gaza durante la mattanza compiuta dai criminali, stupratori seriali, terroristi di Hamas, il 7 ottobre del 2023. Mai e per nessun motivo, di conseguenza, le persone fermate da militari o poliziotti, possono essere trattate nei modi in cui recentemente sono stati trattati gli attivisti delle imbarcazioni costituenti la cosiddetta Flottilla. Neppure se, come nei casi in questione, tali attivisti siano stati fermati legittimamente dalla Marina da guerra israeliana, in ottemperanza ai protocolli Onu riferiti agli abbordi in mare in acque internazionali, quando attuati per evitare che imbarcazioni straniere possano forzare un blocco navale disposto da uno Stato sovrano, in zona dichiarata di guerra (Onu, Rapporto “Palmer”, 2010-11). Un arbitrio, quello di bendare e tenere inginocchiati gli arrestati, reso ancora più grave dall’atteggiamento di un ministro di uno Stato democratico che non merita neppure di essere nominato, il quale si è lasciato andare a frasi e moti di derisione verso i prigionieri. Una pagliacciata vergognosa che avrebbe dovuto comportarne l'immediata rimozione, quale provvedimento minimo da parte di un Governo che, al netto di ogni attenuante, oltrepassa non di rado i limiti del proprio Diritto. Un idiota totale, espressione di un partito di estrema destra religiosa che, all’interno della colazione guidata dal Bibi Netanyahu non raggiunge il 3%, in grado però con la propria imbecillità di regalare ai marinai per caso, quella visibilità mediatica che grazie alla loro inutilità umanitaria avevano ormai perduto da tempo.  E qui ci si potrebbe fermare. Invece no: perché a bilanciare questi comportamenti come si è detto censurabili, ma suscettibili esclusivamente delle dovute reprimende diplomatiche – presentate peraltro immediatamente da parte del nostro Ministero degli esteri, come pure dal Capo dell’Esecutivo – ci ha pensato un idiota nostrano. Dario Carotenuto, deputato – neppure a dirlo – del Movimento a 5stelle, il quale denunciando presunte torture e pestaggi subiti dopo la sua cattura da parte dei perfidi sionisti nelle poche ore di arresto subite, ha paragonato sé stesso e gli altri fermati ai coloni rapiti a suo tempo da Hamas. Sulle torture indagherà la Procura di Roma, quindi, aspettiamo il responso. Sull’equiparazione coi rapiti del 7 ottobre, invece, ci limitiamo a leggere la struggente intervista rilasciata al Foglio da Eli Sharabi, autore di un libro semplice, semplice (si fa per dire) : L’ostaggio (Newton Compton Editori). Un racconto nel quale – incredibilmente – senza piangersi addosso e in maniera essenziale almeno quanto il titolo, l’autore dichiara la propria indisponibilità a finire ancora una volta sottoterra. Non fosse altro perché Eli, nei tunnel sotterranei costruiti dai criminali di Hamas coi fondi internazionali, che erano invece destinati alla modernizzazione di Gaza e al sostentamento della popolazione palestinese, ha già trascorso 491 interminabili giorni della sua vita. Rapito dalla propria abitazione alle 6,30 del mattino di quella data fatidica, si era consegnato spontaneamente ai propri carnefici allo scopo di salvare la vita della moglie e delle due figlie adolescenti, nascoste nel bunker che è pertinenza tipica di ogni kibbutz. «State tranquille – le aveva rassicurate – tornerò presto». Portato a Gaza è scampato al primo linciaggio di piazza, per poi essere interrato seminudo, scalzo e denutrito al punto da pesare, al rilascio avvenuto appunto dopo oltre un anno, soli 44 chilogrammi. Rientrato presso la propria casa di Be’eri, a pochi chilometri dalla Striscia, non riusciva a spiegarsi il perché - in una giornata così importante - dell’assenza di Lianne, sua moglie, come pure delle loro Noiya e Yahel. «Dove sono?» aveva chiesto, ingenuo, l’epigono israeliano del nostro parimenti torturato Carotenuto. «Sono morte quella mattina» gli ha risposto qualcuno, con occhi pietosi che si immagina guardassero a terra. E senza poi neppure il bisogno di spiegargli in che modo.

Commenti

NadiaMai ha detto…
Disapprovo la condotta dell'IDF nei confronti dei flotilleros.
La disapprovo profondamente MA solo perché ha causato danno ad Israele, alla sua immagine già molto compromessa (sulla base di volgari falsità) dagli attivisti antisionisti propal.
Invece della ottusa arroganza di Ben Gvir, quanto sarebbe stato più efficace costringere i naviganti per caso a guardare le immagini delle atrocità commesse dai terroristi di hamas il 7 ottobre. Molti si sarebbero forse compiaciuti, ma qualcuno avrebbe magari avuto un moto di disgusto e un ripensamento.
Enrico.b ha detto…
Molto velocemente credo che se i governi degli stati che, a vario titolo, intervengono nelle questioni internazionali e nelle problematiche di geopolitica, prendessero le giuste posizioni in relazione ai comportamenti a dir poco ignobili diretti dal governo del Bibi si potrebbero evitare prese di posizione quali quelle delle "Flottille" che espongono i naviganti a catture indebite e torture ingiustificate (checché ne pensi quel genio di La Russa per il quale diventano semplicemente uno spot).
Resta il fatto che anziani donne e bambini continuano a subire e morire a causa della sete di potere di pochi FIGURI.

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