L’ira di Belfast
Di sicuro non saranno pochi i cattolici e i protestanti nordirlandesi che, dopo essersi fatti saltare reciprocamente in aria con le bombe artigianali depositate nei pub di Belfast e (London) Derry, tra la fine degli anni ’60 e quella degli anni ’90, sono invece impegnati in queste ore a rivoltarsi nelle tombe a seguito della rinnovata vicinanza tra i loro odierni eredi morali. Infatti, per superare anche dal punto di vista formale i residui dell’ultima guerra civile divampata in Europa, combattutasi appunto per un intero trentennio fatto di sangue e di orrore, tra i protestanti di UDA e UVF leali alla Corona del Regno Unito e i cattolici repubblicani dell’IRA, ci sono voluti i terribili, recenti, fatti di cronaca. Cronaca nera, in tutti i sensi, che ha visto protagonista involontario un cittadino nordirlandese, cui un immigrato richiedente asilo proveniente dal Sudan, dopo avergli cavato un occhio, ha inferto ferite ripetute fino quasi a decapitarlo. Un povero cristo senza alcuna colpa, che deve la propria vita soltanto all’intervento di alcuni passanti, che hanno fermato l’aggressore con l’aiuto di mazze e bastoni. Una vicenda che ha indignato l’intera Gran Bretagna, poiché immediatamente successiva alla notizia trapelata soltanto adesso, relativa al disastro compiuto dalla polizia di Southampton a fine 2025. In quell’occasione era morto un giovane bianco di 18 anni, accoltellato da un concittadino di origini indiane e di religione sikh talmente lucido da dichiarare agli agenti intervenuti sul posto, di essersi difeso da un’aggressione a sfondo razzista operata proprio dalla sua vittima. Morale: le immagini proiettate durante il processo che lo ha visto condannato all’ergastolo, immortalano l’assassino che gironzola libero in strada, mentre i poliziotti portano via il diciottenne che morirà inascoltato - e in manette - qualche minuto dopo. Una situazione sociopolitica devastante, quella britannica, che non ha mancato di favorire come da copione le frange politicamente più violente del Paese, identificabili in molti attivisti della destra estrema di Nigel Farage aizzate da personaggi abituati a spargere benzina sul fuoco dell’intolleranza come Tommy Robertson. Quanto accaduto e ancora accade per le strade di Belfast, con le case – molte delle quali, peraltro, appartenenti a famiglie bianche - bruciate e le auto distrutte in una guerra tra poveri, purtroppo, ne è la prova lampante. Eppure, ricondurre come si sta facendo da più parti il tutto a una mera e occasionale violenza, posta in essere da una minoranza fascistoide e circoscritta, del tutto slegata dal comune sentire dei cittadini, equivale a guardare come al solito il dito, tralasciando la luna. Quello che sta accadendo oggi nel Regno Unito, infatti, può essere definito come si vuole, ma di sicuro non un fulmine a ciel sereno. Quello per la cosiddetta immigrazione fuori controllo è un malessere diffuso che – a torto o a ragione – serpeggia infatti da tempo nell’intera isola di Sua Maestà, invisibile solo a chi non lo vuole vedere. Lo ha visto, invece, persino il primo ministro labourista Keir Starmer, fortemente preoccupato dai recenti sondaggi in base ai quali il fenomeno dell’immigrazione ha sorpassato al primo posto - nelle paure dei sudditi britannici - quello relativo alle incertezze legate all’economia. Con 109.000 domande di asilo presentate soltanto nel 2025, comportanti un 17 percento di aumento complessivo dei richiedenti rispetto al 2002. Motivo per cui quel che rimane del Governo guidato dall’inquilino del numero 10 di Downing Street ha da poco varato - sulla base del modello cosiddetto “danese” – un nuovo e assai più restrittivo pacchetto di norme necessarie a ottenere l’asilo politico, che (per ora soltanto in Danimarca) arriva a prevedere, tra il resto, persino la confisca di eventuali beni acquisiti dagli immigrati, quale rimborso per le spese sostenute dallo Stato durante la fase di prima accoglienza. Un malessere che parte da lontano, si diceva, del quale nonostante i maldestri tentativi di ridimensionamento in atto, parlano episodi precisi. A dimostrarlo bastano soltanto quelli accaduti nel 2024, quando a luglio gruppi etnici bengalesi rivali tra loro hanno devastato il sobborgo londinese di Whitechapel. Disordini proseguiti alla fine dello stesso mese a Southport, dove tre bambine sono rimaste uccise a seguito del parapiglia successivo a un accoltellamento avvenuto durante un festival musicale. Si è trattato di centinaia di persone coinvolte in tafferugli e violenze svoltesi in strada, con in mezzo i passanti, subito seguite dalla rivolta dei residenti locali del quartiere di Newton Heath, a Manchester, che hanno preso di mira un hotel ospitante profughi di varie nazionalità. E così durante la successiva prima settimana di agosto presso Harlepool, a Sunderland e a Rotherham nello Yorkshire. Ma per finire da dove si è iniziato, il fatto più incredibile è avvenuto il 3 agosto di quell’anno, che avrebbe dovuto allarmare e che invece è stato ignorato. Ossia quando una folla di cittadini cattolici e protestanti - dimentichi dei Troubles (Na Trioblóidí in irlandese), così come venivano definiti i “disordini” durante il lunghissimo conflitto separatista – partendo proprio dal municipio di Belfast si è unita in un solo corteo a manifestare contro l’immigrazione di massa. In un tripudio di bandiere sventolanti del Regno, misto a quello dei tricolori irlandesi che, lontano dal voler celebrare una festa unitaria, significavano invece la volontà di fare uniti la festa a qualcuno. All’epoca fu bollata come una marcia organizzata dalla destra estrema fascista e razzista. Proprio come oggi. Nel perpetuarsi di un errore sistemico secondo cui i cittadini in questi casi s’incazzano perché sono razzisti. Senza capire che spesso, la gente, diventa invece razzista per quanto viene fatta incazzare.

Commenti
Come ho già affermato più volte, sentire parlare di Inghilterra mi fa accapponare la pelle per la supponenza del loro modo di considerare gli altri.
Secondo loro sono ancora i padroni del mondo, ma proprio per questo loro credere, non devono insegnare nulla ad alcun popolo trovandosi in casa loro gli stessi problemi che hanno ormai tutti gli Stati, Brexit o non Brexit.
Starmer ha naturalmente condannato gli episodi di violenza contro cittadini britannici, PERÒ…
È qui che l’ordine dei fattori andrebbe invertito: “condanno le manifestazioni violente di piazza contro l’immigrazione selvaggia, PERÒ…”
L'Islam ha solo apparentemente rinunciato alla conquista armata dell'Occidente. Di pacifico (?), in questa nuova calata/salita dei barbari, c’è solo il buonismo imbelle di un continente pervaso dai sensi di colpa. Sensi di colpa giustificati da molte atrocità, ma che solo noi in Occidente abbiamo saputo riconoscere, condannare e correggere.
La breccia è aperta e la diga non reggerà a lungo.
Chissà se ora suoneranno l'inno palestinese?