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Pedi Pal

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Tra le cose più incredibili che mi siano capitate in tempi recenti, di quelle per intenderci che difficilmente e con ragione potrebbero finire sui giornali, come pure appassionare l’attenzione di chi ha problemi più seri, tipo quello di pagare le bollette della luce, c’è la tessera di socio che mi è stata negata da parte di un’associazione animalista di cui, per il rispetto che devo ai loro ospiti non umani, eviterò di fare il nome. Non il motivo, però. Camuffato da una formula del tipo: «Per alcune tue posizioni pubbliche assunte», dopo accorate richieste di chiarimento, ho appurato che il diniego era dovuto - nientemeno – alle mie opinioni più volte espresse su questo blog a proposito dell’attuale vicenda palestinese. E, segnatamente, a quelle sempre negate dalle piazze Pro Pal riferite alle responsabilità di Hamas, come pure quelle sul ributtante ridimensionamento a “sbaglio” della mattanza compiuta il 7 ottobre 2023 sempre dai medesimi banditi. Posizioni, in effetti, che a similit...

Storturatori

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Togliamoci subito il dente: una democrazia compiuta, quale quella di Israele, è tale se e quando rispetta le regole della convivenza internazionale, trattando i propri prigionieri secondo le regole del diritto. Questo indipendentemente da chi essi siano, da quali siano le loro intenzioni prima della cattura, dal tipo di reato che hanno commesso. È questa la differenza che intercorre appunto tra Giustizia e vendetta, tra la sanzione e la barbarie. Per questo non è ammissibile che per il reato di omicidio, per esempio, in Israele oggi possano essere previste due pene diverse – una delle quali addirittura di morte – qualora l'assassinio stesso, per quanto aberrante, sia avvenuto a Gaza durante la mattanza compiuta dai criminali, stupratori seriali, terroristi di Hamas, il 7 ottobre del 2023. Mai e per nessun motivo, di conseguenza, le persone fermate da militari o poliziotti, possono essere trattate nei modi in cui recentemente sono stati trattati gli attivisti delle imbarcazioni cost...

Pro Padolf

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Ingenuamente, eufemismo di “a voler essere proprio coglioni”, si sarebbe potuto pensare che la marcia pro Palestina che si è appena tenuta a Milano, fosse finalmente indirizzata a prendere atto di importanti novità venute alla luce in queste settimane che, per quanto scarsamente – o per nulla – pubblicizzate, potrebbero contribuire a ristabilire un quadro minimo di verità su quanto finora narrato. Innanzitutto, come modestamente (ma non ci voleva molto) si era detto a suo tempo anche su questo blog, le dichiarazioni di Karim Kan. Ossia del procuratore capo della Corte penale internazionale il quale, dopo un anno di indagini, ha ammesso che «Non ci sono prove sufficienti per accusare i leader israeliani di genocidio a Gaza». Un’ammissione assai forte, che trova ulteriore rafforzamento nella spiegazione implicita dei motivi alla base di questa errata, ricorrente, infamante accusa: «Sarebbe sconsiderato procedere solo per la pressione pubblica». Ma la vera e propria bomba mediatica che av...

L’insostenibile infosferezza dell’essere

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Un valore che non si presidia, si dice, finisce col perdersi per strada. Un valore che si dà per scontato possa rimanere tale in eterno, si dice, finisce per dissolversi nel tempo facendo ritornare la situazione al punto di partenza. Così era stato, per esempio, il 22 giugno del 1974 ad Amburgo, nello “stadio del popolo” dove il cartellone eliminatorio dei mondiali di calcio disputati in una Germania che per i successivi 15 anni si sarebbe continuato a definire “Ovest”, la nazionale guidata dal kaiser Franz Beckembauer (a sx nella  foto ) avrebbe affrontato quella dell’est. Figli sportivi di un dio minore, appunto, gli Ossis , come venivano definiti i tedeschi della DDR, quella sera indimenticabile avrebbero battuto i fratelli separati in casa – i Wessis – per una rete a zero. Contrapposto a beniamini noti in tutto il mondo del pallone che contava, fatto di giocatori del calibro di Gerd Müller, Seep Maier e Berti Vogts - stando alla cronaca entusiastica e passata anch’essa alla St...

Mi cadono le braccia

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Ci sono persone cui dovrebbe andare l’unanime, assoluta, ammirazione per la dedizione che riservano alla cura del proprio corpo, anteponendola a qualsiasi altra priorità. Una preservazione della propria salute, però, che non deve ingannare conducendo a conclusioni affrettate e semplicistiche che sconfinano nella demagogia. Stiamo parlando, infatti, di una evidente applicazione estensiva e specifica del concetto di habeas corpus, intesa appunto come locuzione latina medievale atta a garantire per il soggetto interessato la disponibilità integra del proprio corpo. Non da presentare alla Corte che deve giudicarlo, secondo appunto il senso originario del verbo, bensì in questo caso da preservare affinché l’eletto possa risponderne all’elettore di cui è appunto il rappresentante in Parlamento. È sicuramente in questo senso che va interpretata la recentissima richiesta dell’onorevole   Valentina D’Orso ( foto Youtube TV ) – deputata del Movimento a 5 stelle – presentata al president...

Il presidente è nudo

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  Qualche settimana fa un vecchio e stimatissimo fratello d’armi e di merende, mi provocava chiedendo un pezzo sulla grazia concessa dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Nicole Minetti ( foto ), già igienista dentale di Silvio Berlusconi e consigliera regionale lombarda, riguardo a una condanna non detentiva comminatale in conseguenza del caso “Ruby”. In quell’occasione, nel merito, mi ero dichiarato impreparato e tale mi sento adesso. Se non per dire che qualora Minetti per ottenere il beneficio di tale insindacabile, esclusiva prerogativa del Capo dello Stato, abbia addotto motivazioni false riguardo lo stato di salute del proprio figlio adottivo, meriterebbe il massimo disprezzo e persino la revoca della misura alternativa al carcere da cui è stata appunto graziata. Allo stesso modo, tuttavia, siccome la donna si è subito dichiarata innocente, respingendo ogni accusa e annunciando querela, come prassi abituale di queste righe anche in questo caso vale, su tutto e ...

Nessuno la può giudicare

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«Potrei gettarmi da un cavalcavia o da un palazzo, ma questo lascerebbe chiunque mi trovasse, a fare i conti con quella scena per il resto della vita». Sta in questa frase, probabilmente, il senso di una decisione assolutamente responsabile quand’anche almeno in apparenza infinitamente dolorosa, di porre fine alla propria vita senza in alcun modo condizionare quella degli altri. Senza gravare su nessuno. E questo è ciò che proprio oggi ha finalmente fatto una signora inglese di 56 anni, Wendy Duffy( foto ), presso un istituto che pratica il suicidio assistito. Incapace – ossia: non più capace di volerlo – a vivere oltre, in conseguenza della morte accidentale del figlio 23enne, avvenuta quattro anni fa. Un caso che ovviamente ha riempito le cronache dei tabloid di mezza Europa, riproponendo la reprimenda dei talebani in servizio permanente della morale pubblica, sempre pronti a emettere giudizi dal comodo (quanto evidentemente annoiato) divano di casa. Quando invece basterebbe tacere, ...