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Libro e moschetto, editore imperfetto

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Per quanto possa sembrare incredibile è successo sul serio. «Una cosa ridicola» mi dice appunto ridendo Antonio Monaco, caro amico e fondatore insieme alla moglie Paola Costanzo, delle edizioni Sonda. Una casa editrice oggi milanese, ma nata qualche decennio fa, nella piccola quiete di Casale Monferrato e specializzata – per così dire – in saggistica dell’esercizio e della tutela dei diritti – compresi in particolar modo quelli degli animali – e narrativa per ragazzi. Oggi Antonio fa il consulente editoriale, ma negli anni passati è stato Presidente del Gruppo Piccoli Editori e Vicepresidente dell'Associazione Italiana Editori. Si fa riferimento, in questo caso, alla dichiarazione di purezza ideologica richiesta quale requisito indispensabile alla partecipazione presso la fiera romana della piccola e media editoria  Più Libri più Liberi , prevista appunto nella capitale il prossimo dicembre. «Sicuramente – ha proseguito il mio amico – tenuto conto dei finanziamenti pubblici cui att...

L’ira di Belfast

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Di sicuro non saranno pochi i cattolici e i protestanti nordirlandesi che, dopo essersi fatti saltare reciprocamente in aria con le bombe artigianali depositate nei pub di Belfast e (London) Derry, tra la fine degli anni ’60 e quella degli anni ’90, sono invece impegnati in queste ore a rivoltarsi nelle tombe a seguito della rinnovata vicinanza tra i loro odierni eredi morali. Infatti, per superare anche dal punto di vista formale i residui dell’ultima guerra civile divampata in Europa, combattutasi appunto per un intero trentennio fatto di sangue e di orrore, tra i protestanti di UDA e UVF leali alla Corona del Regno Unito e i cattolici repubblicani dell’IRA, ci sono voluti i terribili, recenti, fatti di cronaca. Cronaca nera, in tutti i sensi, che ha visto protagonista involontario un cittadino nordirlandese, cui un immigrato richiedente asilo proveniente dal Sudan, dopo avergli cavato un occhio, ha inferto ferite ripetute fino quasi a decapitarlo. Un povero cristo senza alcuna colpa...

Fatto a pezzi

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Non importa cosa diranno per minimizzare il pasticcio, anzi il pasticciaccio brutto – per parafrasare Carlo Emilio Gadda – di viale Rastelli a Milano , sede appunto della redazione de il  Fatto Quotidiano, dov’è successo il fattaccio altrettanto brutto delle calunnie gratuite a Nicole Minetti e compagno. Non importa neppure se poi il Torquemada che lo dirige sarà da loro denunciato per diffamazione, come pure dal ministro Carlo Nordio e condannato a pagare una cifra che gli avvocati sembrerebbero stimare in 250 milioni di euro. No, comunque vada a finire questa storia di vergogna morale, prima ancora che giornalistica, rimane il verosimile travaglio di un Marco Travaglio ( foto ) che, anche se non nuovo a denunciare ipotesi di reato che poi si sciolgono come neve al sole, mai come in questo caso può ignorare il danno abnorme che ha fatto. Ai diretti interessati, certo, ma ancor più al gazzettino della manetta di cui è padrone e per l’appunto direttore. Aveva scritto che c’era de...

Pedi Pal

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Tra le cose più incredibili che mi siano capitate in tempi recenti, di quelle per intenderci che difficilmente e con ragione potrebbero finire sui giornali, come pure appassionare l’attenzione di chi ha problemi più seri, tipo quello di pagare le bollette della luce, c’è la tessera di socio che mi è stata negata da parte di un’associazione animalista di cui, per il rispetto che devo ai loro ospiti non umani, eviterò di fare il nome. Non il motivo, però. Camuffato da una formula del tipo: «Per alcune tue posizioni pubbliche assunte», dopo accorate richieste di chiarimento, ho appurato che il diniego era dovuto - nientemeno – alle mie opinioni più volte espresse su questo blog a proposito dell’attuale vicenda palestinese. E, segnatamente, a quelle sempre negate dalle piazze Pro Pal riferite alle responsabilità di Hamas, come pure quelle sul ributtante ridimensionamento a “sbaglio” della mattanza compiuta il 7 ottobre 2023 sempre dai medesimi banditi. Posizioni, in effetti, che a similit...

Storturatori

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Togliamoci subito il dente: una democrazia compiuta, quale quella di Israele, è tale se e quando rispetta le regole della convivenza internazionale, trattando i propri prigionieri secondo le regole del diritto. Questo indipendentemente da chi essi siano, da quali siano le loro intenzioni prima della cattura, dal tipo di reato che hanno commesso. È questa la differenza che intercorre appunto tra Giustizia e vendetta, tra la sanzione e la barbarie. Per questo non è ammissibile che per il reato di omicidio, per esempio, in Israele oggi possano essere previste due pene diverse – una delle quali addirittura di morte – qualora l'assassinio stesso, per quanto aberrante, sia avvenuto a Gaza durante la mattanza compiuta dai criminali, stupratori seriali, terroristi di Hamas, il 7 ottobre del 2023. Mai e per nessun motivo, di conseguenza, le persone fermate da militari o poliziotti, possono essere trattate nei modi in cui recentemente sono stati trattati gli attivisti delle imbarcazioni cost...

Pro Padolf

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Ingenuamente, eufemismo di “a voler essere proprio coglioni”, si sarebbe potuto pensare che la marcia pro Palestina che si è appena tenuta a Milano, fosse finalmente indirizzata a prendere atto di importanti novità venute alla luce in queste settimane che, per quanto scarsamente – o per nulla – pubblicizzate, potrebbero contribuire a ristabilire un quadro minimo di verità su quanto finora narrato. Innanzitutto, come modestamente (ma non ci voleva molto) si era detto a suo tempo anche su questo blog, le dichiarazioni di Karim Kan. Ossia del procuratore capo della Corte penale internazionale il quale, dopo un anno di indagini, ha ammesso che «Non ci sono prove sufficienti per accusare i leader israeliani di genocidio a Gaza». Un’ammissione assai forte, che trova ulteriore rafforzamento nella spiegazione implicita dei motivi alla base di questa errata, ricorrente, infamante accusa: «Sarebbe sconsiderato procedere solo per la pressione pubblica». Ma la vera e propria bomba mediatica che av...

L’insostenibile infosferezza dell’essere

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Un valore che non si presidia, si dice, finisce col perdersi per strada. Un valore che si dà per scontato possa rimanere tale in eterno, si dice, finisce per dissolversi nel tempo facendo ritornare la situazione al punto di partenza. Così era stato, per esempio, il 22 giugno del 1974 ad Amburgo, nello “stadio del popolo” dove il cartellone eliminatorio dei mondiali di calcio disputati in una Germania che per i successivi 15 anni si sarebbe continuato a definire “Ovest”, la nazionale guidata dal kaiser Franz Beckembauer (a sx nella  foto ) avrebbe affrontato quella dell’est. Figli sportivi di un dio minore, appunto, gli Ossis , come venivano definiti i tedeschi della DDR, quella sera indimenticabile avrebbero battuto i fratelli separati in casa – i Wessis – per una rete a zero. Contrapposto a beniamini noti in tutto il mondo del pallone che contava, fatto di giocatori del calibro di Gerd Müller, Seep Maier e Berti Vogts - stando alla cronaca entusiastica e passata anch’essa alla St...

Mi cadono le braccia

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Ci sono persone cui dovrebbe andare l’unanime, assoluta, ammirazione per la dedizione che riservano alla cura del proprio corpo, anteponendola a qualsiasi altra priorità. Una preservazione della propria salute, però, che non deve ingannare conducendo a conclusioni affrettate e semplicistiche che sconfinano nella demagogia. Stiamo parlando, infatti, di una evidente applicazione estensiva e specifica del concetto di habeas corpus, intesa appunto come locuzione latina medievale atta a garantire per il soggetto interessato la disponibilità integra del proprio corpo. Non da presentare alla Corte che deve giudicarlo, secondo appunto il senso originario del verbo, bensì in questo caso da preservare affinché l’eletto possa risponderne all’elettore di cui è appunto il rappresentante in Parlamento. È sicuramente in questo senso che va interpretata la recentissima richiesta dell’onorevole   Valentina D’Orso ( foto Youtube TV ) – deputata del Movimento a 5 stelle – presentata al president...

Il presidente è nudo

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  Qualche settimana fa un vecchio e stimatissimo fratello d’armi e di merende, mi provocava chiedendo un pezzo sulla grazia concessa dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Nicole Minetti ( foto ), già igienista dentale di Silvio Berlusconi e consigliera regionale lombarda, riguardo a una condanna non detentiva comminatale in conseguenza del caso “Ruby”. In quell’occasione, nel merito, mi ero dichiarato impreparato e tale mi sento adesso. Se non per dire che qualora Minetti per ottenere il beneficio di tale insindacabile, esclusiva prerogativa del Capo dello Stato, abbia addotto motivazioni false riguardo lo stato di salute del proprio figlio adottivo, meriterebbe il massimo disprezzo e persino la revoca della misura alternativa al carcere da cui è stata appunto graziata. Allo stesso modo, tuttavia, siccome la donna si è subito dichiarata innocente, respingendo ogni accusa e annunciando querela, come prassi abituale di queste righe anche in questo caso vale, su tutto e ...

Nessuno la può giudicare

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«Potrei gettarmi da un cavalcavia o da un palazzo, ma questo lascerebbe chiunque mi trovasse, a fare i conti con quella scena per il resto della vita». Sta in questa frase, probabilmente, il senso di una decisione assolutamente responsabile quand’anche almeno in apparenza infinitamente dolorosa, di porre fine alla propria vita senza in alcun modo condizionare quella degli altri. Senza gravare su nessuno. E questo è ciò che proprio oggi ha finalmente fatto una signora inglese di 56 anni, Wendy Duffy( foto ), presso un istituto che pratica il suicidio assistito. Incapace – ossia: non più capace di volerlo – a vivere oltre, in conseguenza della morte accidentale del figlio 23enne, avvenuta quattro anni fa. Un caso che ovviamente ha riempito le cronache dei tabloid di mezza Europa, riproponendo la reprimenda dei talebani in servizio permanente della morale pubblica, sempre pronti a emettere giudizi dal comodo (quanto evidentemente annoiato) divano di casa. Quando invece basterebbe tacere, ...

Bimbini prodigio

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« Se un bimbo di 16 anni ti dà un pugno non muori. E non cadi neanche a terra, a meno che tu non sia ubriaco o drogato». C’è indubbiamente una disperazione che va compresa – cosa diversa da giustificata – dietro a queste parole aberranti, pronunciate a caldo, dal padre di uno dei tre giovani arrestati per l’omicidio di gruppo, avvenuto a Massa la settimana scorsa. Come è noto, al di là della ricostruzione dei fatti tuttora in corso da parte degli inquirenti toscani, nella notte di domenica 12 aprile un uomo di 47 anni è rimasto ucciso nel capoluogo lunigiano sotto i calci e i pugni di un gruppo di giovani, alcuni dei quali minorenni, cui la vittima avrebbe rivolto un rimprovero, poiché lanciavano bottiglie contro una vetrina. Per l’omicidio volontario, avvenuto sotto gli occhi dei familiari dell’uomo, tra cui il figlio undicenne, oltre a due persone di 19 e 23 anni (già arrestati con l’accusa di concorso in reato), è stato fermato un diciassettenne ora in carcere minorile a Firenze...

Co.Co.Compagni

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Non vale la pena di esprimere ulteriori giudizi su un personaggio - Ilaria Salis - che da anni si fa beffe dei 300.000 gonzi che l'hanno votata facendola eleggere al Parlamento Europeo, nonostante le gravi accuse, le condanne definitive e i precedenti di polizia da lei maturati ben prima della sua attività di onorevole. Pregressi penali, s'intende, per i quali qualsiasi povero pirla non appartenente alla casta di cui Salis fa parte, ma che lei stessa intendeva abolire quando ancora nel Palazzo non c'era, ne starebbe probabilmente pagando le conseguenze. Intanto cominciamo col dire che si tratta dell'ennesima vicenda miserevole che coinvolge la pregiudicata - come la definirebbero dalle parti di Alleanza Verdi e Sinistra , ossia il suo partito, se si trattasse di un'avversaria politica - europarlamentare italiana, affatto privata e repressiva come la si tenta goffamente di far passare, bensì la violazione di una norma interna espressamente prevista dal Parlamento Eur...